Orrait

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Categories: Enakapata, Libri

E ’nguaiato tutta ’a grammatica: la condanna era definitiva, la colpa il non avere fatto una cosa come diceva lui. La possibilità di farla come l’avrebbe fatta lui? Semplicemente non era prevista. Un pò perché nel fare le cose lui era davvero come l’amico della porta accanto di Massimo Troisi, un mostro, nel senso che era un “mastro” in tutto o quasi. Un pò perché anche se una cosa la facevi benissimo lui ci trovava sempre un difetto, la sbavatura che si poteva evitare, il particolare che si poteva curare meglio.
Lo vogliamo dire? E diciamolo. Quando faceva così non ce la facevi a sopportarlo. Di più. Ti levava la salute di dosso. Ancora di più. Era comme ’a morte ’ncoppa ’a noce do cuollo.
Vi state chiedendo se tutto questo ha inciso su di me?  E perché mai avrebbe dovuto? Io non ho mai saputo fare niente di pratico. E soprattutto non ho mai voluto imparare a fare niente di pratico. Il saper fare comporta aspettative. Genitori, mogli, figli, sorelle, fratelli che si aspettano che tu aggiusti cose che loro non sanno aggiustare. E ti criticano fino alla ferocia se non lo aggiusti nel modo in cui loro ritengono vada fatto. Manco ai cani. Certo ho rischiato. Come quella volta che ho fatto venire mio fratello Gaetano da Secondgliano al Vomero, roba da due ore e mezzo anche tre di traffico tra andata e ritorno più la “mission impossible” finale, trovare un posto dove parcheggiare a via Palizzi, più un paio d’ore buone con pinze, cercafase, cacciaviti, prima di accorgersi che la lampadina sul comodino che non riuscivo ad accendere da due mesi era semplicemente svitata.
Dite che doveva accorgersene subito? E perché? Gaetano è un uomo razionale. Pensa che qualunque persona normale prima di mettere in moto un meccanismo infernale controlla se la lampadina è svitata o è fulminata.
Dite che così facendo riconosco di non essere normale? Potrei rispondere “e chi lo è?”. Preferisco definirmi un sincero keynesiano.
Non funziona lo scaldino? Chiama l’idraulico e fai circolare la vil moneta. La moneta non è disponibile? Chiama un parente o un amico. L’amico non ce l’hai? Ti rimane l’opzione “impresario di Shakespeare in love”: Si risolve, come?, non lo so, è un mistero!
Dite che sono una persona impossibile? Lui lo era più di me. Eppure è stato molto amato, dalla famiglia, dagli amici, dai colleghi di lavoro, dai conoscenti. Sapete che anche io mi arrangio? Deve essere una questione di simpatia. Come faceva quella canzone che a lui piaceva tanto? Orrait, i song veri nais, che ci posso fà.

0 thoughts on “Orrait

  1. cinzia massa says:

    Bellissimo! Ti leggo, sorrido. Parli di tuo padre, vedo te.

  2. Gerardo Navarra says:

    Orrait, i song veri nais, che ci posso fà…significa andare oltre il “keynesianesimo”…significa possedere doti caratteriali che posseggono molte persone del sud del mondo. Doti che spesso valicano i muri della razionalità e sconfinano nei meandri dell’irrazionale…

  3. concetta says:

    ma quanto mi piacciono i tuoi racconti!!
    io e mio fratello, invece eravamo la bassa manovalanza, prendi la pinza, attacca la luce, tira il filo… gli ordini più frequenti!
    in compenso adesso sappiamo fare tante cose!

  4. salvatore traino says:

    VInce sei forte . ke fierre mano nun è stato mai cosa toia,ma in compenso hai la capacità di comunicare e far vivere emozioni a chi ti segue sul blog.Grazie

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