Il piacere di apprendere

I risultati di una ricerca del Centre for Educational Research and Innovation (OCSE)

Fa sempre piacere cominciare la settimana con una buona notizia. Quella che ci arriva da una recente pubblicazione del Centre for Educational Research and Innovation (CERI) dell’OCSE. Che declassa a livello di leggenda metropolitana l’idea che lo sviluppo del cervello si completa nel corso dei primi anni di vita.

Non solo il cervello non perde mai la sua capacità di apprendere. Ma c’è una connessione forte tra apprendimento e sviluppo celebrale dato che i processi di apprendimento sono talmente importanti da trasformare, quanto più sono attivati, la stessa struttura fisica del nostro cervello.

Understanding the Brain: The Birth of a Learning Science – questo il titolo del volume – è parte del progetto Learning Sciences and Brain Research avviato dal CERI nel 1999.

I risultati di questo programma di ricerca appaiono importanti per molte ragioni, a partire dalle applicazioni che possono avere nelle politiche e nelle pratiche educative.
Rappresentano un’ottima ragione per non smettere mai di apprendere lungo tutto l’arco delle nostre vite.
Possono aiutare a risolvere alcune delle conseguenze delle malattie neuro degenerative (questione di grande rilevanza in un mondo nel quale, per genio e per fortuna, le aspettative di vita aumentano sempre di più).
Ipotizzano che uno dei fattori più incentivanti per l’apprendimento è dato dal piacere di afferrare nuovi concetti.

Secondo il rapporto apprendere è per molti aspetti un piacere fisico, con tutto quello che ciò significa per quanto riguarda le metodologie, le didattiche, i contenuti, le relazioni insite nei processi di apprendimento, a partire da quelle che si riferiscono alla formazione iniziale.

Davvero tanti insomma gli spunti interessanti che il rapporto fornisce, da quelli che si riferiscono alle modalità con le quali favorire i processi di apprendimento negli adulti al rapporto tra sviluppo dei processi celebrali e apprendimento delle lingue straniere, dalla messa in discussione delle idee consolidate circa le funzioni della parte destra e della parte sinistra del cervello (pare che la maggior parte delle abilità non siano alloggiate esclusivamente in una parte del cervello; ad esempio sommiamo e sottraiamo in parti totalmente diverse del cervello) alle domande etiche relative all’utilizzo di farmaci per migliorare la propria capacità di apprendimento.

Cosa aggiungere ancora?
Che l’approccio proposto è di tipo olistico, nel senso che tende a valutare i processi di apprendimento e i programmi formativi sulla base dei fattori sociali e ambientali oltre che su quelli neurologici.
E che per avere maggiori informazioni o acquistare una copia del volume non dovete fare altro che collegarvi al sito del CERI.

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