La cattiva strada

enakapata3Non sempre due indizi fanno una prova ma ieri mattina un’amica, mentre si discuteva delle generazioni più giovani mi ha detto: questi ragazzi si stanno allenando a diventare imbroglioni mentre stasera un’altra mi ha scritto chiedendo cosa rispondere ai giovani che le dicono che gli adulti stanno insegnando loro che bisogna vivere nell’illegalità.
In altri anni non avrei avuto dubbi su ciò che cosa sarebbe giusto dire, oggi si.  Non ho eccessivi dubbi invece su che cosa direi io oggi:
1. che è assolutamente vero che il messaggio di noi adulti, a partire dagli adulti delle classi dirigenti, è che bisogna vivere nell’illegalità (naturalmente tra gli adulti e persino tra le classi dirigenti c’è chi non appartiene a questa schiera, ma in quano aggregati, “adulti” e “classi dirigenti” danno inequivocabilmente questo messaggio);
2. che loro, i giovani, questo messaggio lo devono rifiutare non soltanto per una questione di etica o di giustezza ma anche, soprattutto, per una questione di convenienza, dato che vivere nell’illegalità non è una risposta alle loro esigenze e che a fronte dei pochi che a livello personale ci guadagnano, in quanto “aggregato” i giovani hanno tutto da perdere da questo stato di cose;
3. che ciascuno di noi può fare delle cose concrete per cambiare; se si è studenti, studiando tanto; se si lavora, lavorando col massimo impegno; quando da studenti di legge si diventa avvocati, scegliendo per il proprio studio i più bravi e non i parenti o i raccomandati; all’università, assegnando le  borse di studio ai più meritevoli e così via discorrendo;
4. che ciascuno di noi può fare queste e tante altre cose concrete senza cercare alibi nell’imbroglione della porta affianco; nessuna conquista, piccola o grande che sia, è possibile senza persone disponibili a fare il primo passo, ad assumersi responsabilità, a rischiare di pagare un prezzo in prima persona per lasciare a chi viene dopo un mondo almeno un pò migliore di quello che ha trovato;
5. che l’alternativa alla legalità, al rispetto delle regole, al fare le cose per bene perché è così che si fa c’è, ed è continuare a vivere in un mondo nel quale gli adulti insegnano a vivere nell’illegalità; se per loro va bene, la strada attuale è quella giusta.

0 thoughts on “La cattiva strada

  1. Io credo fermamente che i meriti paghino. A vedere le carriere, che si sono sviluppate intorno a me, non ho dubbi nel ritenere che siano tutte meritate. Al contrario ho potuto verificare che chi ha scelto scorciatoie, alla fine, le ha pagate. Per quanti riguarda “i figli d’arte”, molti di loro (apparterò a una società fragile) sono “scoppiati”.
    Non ho quindi dubbi nell’indirizzare chiunque alla via della legittimità. Ritengo un mio preciso compito insegnare a raggiungere gli obiettivi della vita, con l’impegno e la forza di volontà, sia ai miei studenti, sia alle mie figlie. Per quanto riguarda quest’ultime non ho avuto problemi e le vedo orientate in questo senso; i miei allievi, invece, che provengono dalle situazioni più disparate, sono spesso un po’ scoraggiati. Non perdo, perciò, occasione di palesare le mie ragioni e offrire loro esempi reali.
    Certo è che il mondo intorno non sempre aiuta, dalla politica, allo spettacolo, alla vita civile. Inoltre ci sono, alle volte, delle condizioni tali, che ostacolano le buone intenzioni. Il mio ristretto nucleo familiare ha sempre rispettato tutte le regole in modo irreprensibile, tranne, però, la volta che mio marito è dovuto ricorrere alle cure di un chirurgo: per una più veloce ammissione in ospedale, abbiamo dovuto fare gli “italioti” e chiedere l’aiuto dell’amico medico.

  2. “Fare le cose per bene perché è così che si fa”…l’ho sentita per la prima volta da lei e la uso fino allo sfinimento ogni volta che vedo qualcuno che tenta di agire in modo irregolare…

    I due indizi di partenza erano:
    1) I ragazzi si stanno allenando a diventare imbroglioni;
    2) gli adulti stanno insegnando loro che bisogna vivere nell’illegalità.

    Associazione questa, STIMOLO (2)/RISPOSTA(1), fin troppo azzeccata.

    Noi ragazzi solo ad una certa età riusciamo a discernere cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma se l’esempio che ci vien dato dalle istituzioni è un esempio pessimo perchè meravigliarsi dei risultati?!?!?!…

    I ragazzi (e faccio parte anche io di questa fascia) il più delle volte sbagliano credendo di essere nel giusto, perchè è così che gli è stato insegnato.
    Altre volte non muovono mozioni alle ingiustizie perchè non sanno di avere quel potere grandioso che è il diritto di chiedere giustizia…

    Forse io parlo per rabbia, ma oggi ne ho assistito ad un’altra di ingiustizia.
    Essendo studente dell’università di Salerno, come altri studenti, sono a conoscenza delle visite gratuite di cui si può usufruire presso il presidio ospedaliero interno al campus. Mi chiedo e dico:” come è possibile che una ragazza vada integra e sana a farsi fare un prelievo per dei controlli ed esca dal presidio con un braccio gonfio e con degli “apparentemente” leggeri danni ad un nervo del braccio?”
    Qui ci stava una bella denuncia, ma i dottori con un gran fare hanno convinto la ragazza che era una cosa da nulla e che doveva solo comprarsi una pomata e tutto finiva li. Della serie (aggiungo io), non lamentarti e non tirarla per le lunghe che è già tanto che torni a casa con il braccio, tanto era gratis il servizio….

    Chi insegna a questa ragazza che ha dei diritti e che deve difenderli??? Vedendo l’atteggiamento dei dottori la ragazza ha pensato bene di starsene zitta e che ciò che i dottori stavano facendo era una cosa giusta e legale…A me non sembra…

    Concludo (e mi scuso per lo sfogo) che i ragazzi subiscono in silenzio le lezioni di illegalità e ingiustizia che gli vengono impartite e agiscono per imitazione….

  3. Le strade della vita, come quelle che usiamo normalmente per spostarci da un punto all’altro delle nostre città, sono estremamente variegate e diversissime fra loro, ma alla fine portano tutte da qualche parte. Tutto sta nell’intraprendere quelle “giuste” per un cammino armonico e senza grandi intoppi. Eh, è qui il problema! Se abbiamo avuto buoni maestri, SOPRATTUTTO se abbiamo recepito e condiviso quello che di buono ci è stato insegnato, sarà sicuramente più facile intraprendere il tragitto più agevole, più ricco di buoni traguardi e positive esperienze, altrimenti sarà di certo tutto più arduo e più traumatico. A sedici anni ho contestato tutto il discutibile e anche l’indiscutibile, è tipico di quell’età, ma intanto i buoni insegnamenti, il buon esempio, l’educazione a certi Valori imprescindibili [leggasi ETiCA] che mi venivano impartiti sia dalla famiglia che dalla scuola, costituivano senza che me ne accorgessi, quei capisaldi che sono stati la “mia strada maestra” nell’età adulta. Oddio, spesso dimentico la mia età anagrafica; senza ombra di dubbio, cinquant’anni fa era tutto diverso rispetto ad oggi, tutto più complicato sotto il profilo delle comodità spicce, sicuramente tutto più semplice e a dimensione umana il vivere comune. Il progresso porta inesorabilmente regresso, ma si sa, è accaduto a tutte le grandi civiltà avvicendatesi nella storia dell’Uomo, noi “Uomini moderni” nn ci esimeremo da questo. Indubbiamente i ragazzi di oggi, sicuramente più tecnologici rispetto a me adolescente di ieri, incontrano molti più problemi di inserimento nel sociale rispetto a quanti ne abbia dovuti affrontare io. Questo perchè nella nostra società odierna vanno via via disgregandosi quei Valori morali fino ad arrivare a soffrire dell’ASSOLUTA mancanza di etica, ed è estremamente grave. Senza etica nn esiste libertà individuale riducendo il tutto a puro libertinaggio; nn esiste rispetto, considerazione, stima reciproca, FiDUCiA nel prossimo, e nn ci sono leggi che tengano, perchè NESSUNO sente quell’obbligo morale di doverle rispettare. Non è idealismo il mio, reale constatazione dei fatti. Bisogna indirizzare e spronare i giovani a pensare fattivamente, trasmettere loro quel senso di responsabilità universale, collettiva, senza la quale nn si va da nessuna parte. Siamo animali sociali, siamo rimasti tali esattamente come l’homo sapiens di duecentomila anni fa, abbiamo bisogno gli uni degli altri per sostentare la famiglia globale di cui facciamo parte, preservare il patrimonio ambientale che ci ospita. “Un uomo che ha commesso un errore e non lo ha riparato, ha commesso un altro errore”. Dovremmo far tesoro di questa massima confuciana.

  4. Oggi ho più dubbi, più domande che risposte. Questa mattina ho fatto veramente fatica a dire a Carolina che la Nintendo non si porta a scuola e perchè, anche se gli altri lo fanno. Le cose che dicevo avevano una strano suono, stridevano con i pensieri. E’ da ieri che ci penso, da quando ho letto la risposta di Stefania Bertelli al punto in cui dice che si è sempre comportata correttamente fino a quando non è stata costretta a fare l’italiota. E ho pensato ch nonostante la buona volontà, la morale, gli insegnamenti che ci sono stati tramandati e che a nostra volta tramandiamo, ci troviamo tutti prima o poi di fronte a questa scelta. Tutti, me compresa, proprio come Stefania, abbiamo ceduto alla tentazione di rivolgerci al nostro santo in paradiso per una ragione o per un’altra. Lo abbiamo fatto di malavoglia, ma anche con la certezza di non avere alternative. Perchè, mi chiedo, perchè? Noi facciamo tutto quello che ci è possibile per cambiare le cose, ma quando si passa al livello superiore, e le cose non dipendono più da noi, come ci dobbiamo compore? Come possiamo costringere chi è al di sopra di noi e muove fila che a noi non è dato maneggiare, a comportarsi come si deve? In fondo il principio è semplice, se ognuno pensa per se le cose funzionano bene solo per pochi, se chi comanda pensa un pò più a largo raggio si può stare bene tutti. E allora come fare? Come rispondere ai nostri figli senza però?

  5. io dal mio piccolo osservatorio, la scuola, ho notato una cosa tristissima..
    i ragazzi non lottano più, o almeno non quanto dovrebbero!
    mi sembra che il possedere tanti “oggetti” li abbia un po’ sviliti, se si accorgono di qualcosa che non va molti fanno “spallucce”, o forse io appartengo ad una generazione più insofferente, ma adesso mi sembra che abbiano gettato la sugna. Piccolo es. ricordo al ginnasio all’ennesima angheria di una prof. ci siamo ribellati, siamo andati dal Preside, abbiamo messo in subbuglio tutto il liceo, i miei figli invece nella stessa situazione svicolavano, cercavano di evitare danni maggiori, nessuna fiducia nella loro forza di ribellione.
    Se vale la regola della jungla, e non la legalità, chi ci perde è sempre il più debole, ricordiamocelo…

    1. Cara Concetta,
      azzardo una riflessione su quanto dici.
      I ragazzi non lottano più e spesso fanno spallucce davanti alle cose sbagliate perchè sono COSTRETTI a gettare la spugna…la loro non è mancanza di fiducia nella loro forza di ribellione bensì mancanza di fiducia verso coloro che dovrebbero prendersi carico della loro protesta…
      ti riporto un esempio di ciò che dico preso dalla scuola, dalla scuola elementare che frequenta mio cugino di 8 anni (dove si inizia a formare la coscienza di un bambino).
      Premetto che il bambino è stato con me due giorni e sono andata a prenderlo personalmente a scuola all’uscita.
      Alla mia domanda cosa avete fatto di bello oggi a scuola lui mi ha risposto: abbiamo giocato.
      beh, essendo lui in 3°elementare mi è sembrato strano che avesse solo giocato e gli ho chiesto: ma che materie avevi oggi?! e lui mi ha risposto: italiano e matematica ma che aveva giocato nelle ore di matematica perchè la maestra di solito se ne sta fuori a parlottare con le bidelle.
      Mi ha raccontato poi che mentre giocava un bimbo si è fatto male e la maestra ha punito lui e un suo amichetto perchè non gli ha creduto quando lui aveva detto di non avere a che fare con l’accaduto. Alla fine ha ammesso di essere stato lui (mentendo) perchè la maestra lo aveva sballottolato un pò e aveva ammesso che ai bambini non bisogna dar peso perchè tutto ciò che dicono è invenzione. Morale… mio cugino (che è un bambino fin troppo sensibile e riflessivo) mi fa: Felicia è inutile che diciamo la verità tanto paghiamo lo stesso, tanto vale dire una bugia e mettere l’anima in pace alla maestra, così la smette di sballottolarci….
      Questa è la giustizia….questo è il perchè i ragazzi fanno spallucce…

  6. Il racconto di Felicia mi colpisce molto, perché secondo me la scuola è (insieme alla famiglia) il principale organo di socializzazione e quindi di apprendimento. Sentire che ci sono maestri così mi fa rabbrividire… e so che purtroppo non è un caso isolato…
    Il discorso in generale invece è veramente complesso, innanzitutto sono in un’età in cui so più nemmeno bene in che fascia mi trovo: 30 anni. Vent’anni fa sarei stata una donna adulta a tutti gli effetti, oggi cosa sono? una ragazza? una giovane donna? una bambocciona? (no quello forse no, visto che ormai sono fuori di casa da quasi 4 anni…) E’ tutto più confuso, meno delineato e inevitabilmente lo sono anche le regole e il confine tra le cose giuste e quelle sbagliate. Siamo allo sbando, lo è l’intera società: tutti un po’ più arroganti, tutti un po’ più violenti, tutti meno capaci di far parte della società civile e di contro la società civile è meno pronta ad accoglierci.
    I giovanissimi imitano gli adulti, ma estremizzando il tutto… perché in gioventù tutto è più estremo, purtroppo anche il “marcio” e quindi la situazione generale peggiora…
    Possiamo uscirne? è la domanda da un milione di dollari… sì, potremmo. Ma probabilmente non vogliamo, troppa fatica, troppo sforzo cambiare un atteggiamento ormai consolidato, che abbiamo appreso e che ci sembra tutto sommato funzionale e funzionante…
    Io non mi arrendo e insegno a miei nipoti, magari un domani ai miei figli, che la cosa più importante nella vita è distinguere le cose sbagliate da quelle giuste, anche quando questo comporta sacrificio e quando ci sembra che tutto sommato prendere una scorciatoia non sarebbe poi così grave… invece lo è, è gravissimo…

  7. Intorno alle 19:30 di questa sera, ero al supermercato dove mi fornisco di solito. Quando sono entrata io, avevano appena fatto una rapina. – Due ragazzini – mi racconta il direttore, giovane anche lui come giovani e carini sono i commessi di questo posto, dai visi direi poco più che adolescenti. Due balordi ho incalzato io; lui ha annuito, con gli occhi un po’ lucidi, mentre al cellulare da le coordinate ai carabinieri del pronto intervento. Italiani? chiedo io – sì – mi risponde – romani, parlavano in dialetto ed erano due erinni, pistole in pugno – Ci sono altri avventori con me, una signora che ha assistito alla rapina, un bimbetto nero con un litro di latte da pagare, un altro gruppetto di gente e i due ragazzi addetti alle casse. Ci guardiamo l’un l’altro, sgomenti, e quello sguardo muto dice più di mille parole. Il senso di impotenza che pervade quello slargo fra le casse è ancor più forte della rabbia. – 700 euro – dice il direttore – evvai, tutta cocaina stasera – soggiungo io. Gli astanti concordano con me, parlottiamo piano, nn vogliamo turbare il bimbo che intanto giocherella con un modellino di vespa appiccicato sulla scatola dei baci perugina. I balordi hanno deciso di prendere la scorciatoia stasera e chissà quante altre sere di cui nn sapremo mai. Probabilmente hanno avuto una maestra come quella raccontata da Felicia, probabilmente hanno una casa piena di superfluo, nn hanno nemmeno l’attenuante di essere clandestini. Prima cercavo una frase da postare al Parracciani’s game 🙂 e mi è capitato fra le mani “Memorie di Adriano”; dove sono finiti quegli Uomini a tutto tondo? dobbiamo scaraventarci lontano nel passato e tuffarci nel II Secolo d.c. per ritrovare la strada maestra?

  8. Sarebbe molto meglio avere governanti filosofi che governanti indagati (direbbe Catalano)…
    Il problema della delinquenza comune è una costante, temo, di qualsiasi società. A sentir le statistiche della Questura, nell’ultimo periodo, i reati di questo tipo sono addirittura diminuiti.
    Il problema generale dell’Italia, da cui non riusciamo ad emanciparci, è questa ragnatela di rapporti tra persone, che permette ad alcuni di trovare lavoro, ad altri di alimentare i propri interessi…etc.
    C’è, a mio avviso, una scarsa coscienza del bene comune. Mi ricordo che, ai tempi della prima tangentopoli, era stata fatta un’inchiesta presso i parroci, per verificare se la tangente o la concussione fossero sentiti come peccati: niente!
    Non c’è da, da parte di molti la consapevolezza del reato se, ad esempio, pagano meno tasse, se non rispettano i segnali stradali, se falsificano una firma…una miriade di piccole infrazioni, che portano a un malcostume diffuso.

  9. Solo adesso ho letto gli altri commenti, è vero Felicia i ragazzi hanno ,purtroppo, ben capito che non li difende nessuno, anche perchè per farlo si dovrebbero prendere provvedimenti e relative responsabilità.
    Nessuno,o quasi, redarguisce o censura comportamenti sbagliati, troppo complicato.. così questi nostri ragazzi si rassegnano…
    Tutte le soglie riguardanti l’etica in genere si sono abbassate, sia come percezione dei reati, come dice Stefania, ma anche come come percezione dei comportamente civilmente sbagliati, e in genere il non rispettare anche le più piccole regole della “buona ” educazione, quante volte davanti a comportamenti “scorretti” degli alunni, conoscendo i loro genitori, capiamo subito il “perchè”…..
    Ma non dobbiamo arrenderci , il nostro compito, mi riferisco ai colleghi, non è solo quello di insegnare “cose” ma anche “buoni comportamenti” e di colleghi così per fortuna ce ne sono, il fatto di essere “poco” retribuiti, elimina dagli aspiranti insegnanti tutti quelli che non vedono “lontano”, almeno c’è questo vantaggio!!! ….magra consolazione!!!!

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