Napoletani salvasilicio

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Categories: Nòva 24

RD39. Effetto Lazarus.
No, non è il titolo del prossimo film di James Bond. Sono il numero di repertorio ed il nome con il quale potete rintracciare, al CERN di Ginevra, la scoperta fatta, era l’anno di grazia 1997, da Vittorio Palmieri, Luca Casagrande, Gennaro Ruggiero, Antonio Esposito, Francesco Vitobello.
Come forse avrete già intuito, i cinque sono tutti napoletani. Ma solo uno di loro al tempo lavorava nella propria città, al CNR.
Gli altri? In giro per il mondo. Precisamente alle Università di Berna, di Lisbona, di Glasgow e all’ETL (Electrotechnical Laboratory) MITI di Tsukuba.
Cosa hanno scoperto? Che è possibile “resuscitare” le sfoglie di silicio utilizzate per la rilevazione di particelle. Rigenerarle. Farle rivivere. Immergendole in azoto liquido a meno 207 gradi celsius.
Perché la scoperta è importante?
Perché di norma le sfoglie di silicio hanno un ciclo di vita media di 1 anno. Perché gli esperimenti di fisica delle particelle si basano su raccolte di dati che si effettuano nel corso di 5, 10, talvolta anche 15 anni. Perché montare ogni anno decine di metri quadri di rilevatori poneva dei limiti enormi a chi fa ricerca in questo settore.
A raccontarci tutto questo è Antonio Esposito. Ingegnere Fisico. 43 anni. Una vita da scienzato. Cominciata al CNR di Napoli, 4 anni vissuti nel segno della superconduttività. Poi l’esperienza in Giappone, alla ETL di Tsukuba, dove è rimasto 5 anni, lavorando allo sviluppo di nuovi materiali superconduttivi e di dispositivi per la rilevazione (detector) di particelle. Dopo il Giappone, un’esperienza di 2 anni di insegnamento in Germania, alla TUM (Technical University Munich). Poi l’approdo a Ginevra.
E Napoli?
Antonio per ora non pensa di tornarci. Ci tiene a sottolineare però che continua ad amare la sua città. E che continua a farlo nel modo che conosce meglio. Investendo. Facendo ricerca. Impresa. Creando a Napoli, insieme a Vittorio e Francesco, due della vecchia band di Lazarus, aziende come Incept (www.incept.it), che sviluppa Technology on Demand.
Antonio, Vittorio e Francesco lo ritengono il loro esperimento più difficile.
Le ragioni – mi dice Antonio – uno come te le conosce bene.
Ma noi ci crediamo. Non vogliamo rinunciare alla possibilità di ridare indietro alcune delle cose che l’università, le strutture di ricerca, della nostra città ci hanno dato. Alla possibilità di riportare a Napoli almeno un pò di ciò che abbiamo imparato in giro per il mondo.

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