Le vie della rete

Written by
Categories: Austro e Aquilone

“Or che bravo sono stato, posso fare anche il bucato?”
Ricordate? Erano ancora gli anni di “Carosello”, e uno strano omino tuttofare faceva irruzione nelle case di milioni di italiani di ogni età, sesso e ceto sociale.
Arrivano i robot
Per molte famiglie fu probabilmente quello il primo approccio con il robot, ma di lì a poco la realtà si doveva ancora una volta incaricare di superare la fantasia, almeno quella rappresentata in quello spot pubblicitario.
Vennero così gli anni d’oro della robotica, con i suoi esperti, dominatori incontrastati di meetings e convegni di mezzo mondo.
Il Paese “dove il dolce sì suona” ancora una volta si divise. Certo non colla ferocia che contrappose i Guelfi e i Ghibellini. Né con la passione che separò le schiere di Bartali da quelle di Coppi. Ma lo scontro ci fu. Tanti lo ricordano impegnativo. E a tratti persino duro.
Tra i più ottimisti c’erano quelli che… “l’avvento dei robots avrebbe garantito un salto di civiltà e reso la vita più agevole a decine di milioni di persone in tutto il mondo”.
Al polo opposto quelli che… “tanti posti di lavoro sarebbero andati in fumo e molte aziende sarebbero state costrette a chiudere”.
Come è finita?
Come è finita? Come (quasi) sempre accade: ciò che è successo per davvero forse non ha dato ragione agli ottimisti, ma assomiglia comunque assai poco a quel che immaginavano i pessimisti cosicché, tra unione monetaria e Prospettive di guerra civile (Hans M. Enzensberger) sempre meno prospettiche e più reali, anche gli sconvolgimenti attribuiti al povero robot sono stati riportati ad una dimensione più “umana”.
Eppure, “una consapevolezza sobria e, come dire, terra terra, che la soluzione dei problemi, anche nel migliore dei casi e dei mondi possibili, ne crea semplicemente di nuovi” (Salvatore Veca), continua ad apparire assai faticosa da conquistare, e nuovi dilemmi prendono troppo in fretta il posto di quelli appena dissolti.
L’irresistibile ascesa di sua pervasività il PC, la sua capacità di dominare, e sconvolgere, ogni aspetto della vita quotidiana è oggi, tra questi, uno dei più gettonati.
Identità, modi di pensare, culture, scuola, lavoro, tempo libero: ogni cosa pare destinata ad essere riconfigurata.
Ma, in realtà, sarà proprio così? Abbiamo provato a chiedercelo. Andando in cerca di qualche filo che non ci facesse perdere tra i labirinti del cambiamento. Guardando in primo luogo alla scuola e all’impresa.
Sparigliare le carte
A livello di impresa, la cosa che probabilmente più di tutte balza agli occhi è che lo sviluppo dei nuovi media ha determinato, sta determinando, un profondo sconvolgimento delle mappe dei poteri. Dagli assetti proprietari ai processi di integrazione, dalla divisione internazionale del lavoro alla localizzazione delle diverse attività è in atto un gigantesco e multiforme tentativo di sparigliare le carte.
E’ una lotta senza esclusione di colpi. Condotta su ogni tipo di terreno, da quello geografico a quello normativo, da quello delle alleanze a quello dei prezzi.
L’obiettivo? Cercare di fare la mossa giusta. Ed indurre, se possibile, l’avversario a fare quella sbagliata.
They are the world?
Negli Stati Uniti, che hanno da tempo riconquistato la supremazia tecnologica, quasi il 50% dei nuovi investimenti sono in tecnologie della informazione e della comunicazione. I Paesi emergenti del Sud Est asiatico, e per certi versi lo stesso Giappone, sono l’officina tecnologica nel quale i prodotti hardware e software vengono realizzati. L’Europa corre il rischio di diventare soprattutto un mercato di sbocco”.
Casa Italia
E l’Italia?
Il nostro è un Paese dove fino ad oggi si sono sviluppati soprattutto i prodotti a tecnologia povera, mentre i vari servizi in rete, da quelli finanziari a quelli alle aziende, la moneta elettronica, l’home banking, lo shopping on line ancora non decollano.
Eppur si muove
Eppure, qualcosa, si muove.
Secondo un’indagine dell’ANEE l’Italia ha fatto registrare nell’ultimo anno la maggiore crescita di siti Internet e le famiglie nelle quali è ormai presente almeno un computer multimediale sono quasi 2 milioni. Si spiegano anche così i 225 miliardi di volume di affari del 1997 a fronte dei 96 del 1995 e l’aumento del 14% fatto registrare dal mercato dei cdROM.
Una crescita dal basso
La parte più significativa di questo movimento è quella che nasce dal basso. E che investe la famiglia, la scuola, le città. E’ un movimento che per svilupparsi compiutamente ha bisogno di un contesto che favorisca le relazioni e sostenga le capacità creative ed imprenditoriali che vanno emergendo in ampi strati della società. E se la strada da fare è di certo ancora tanta, per la prima volta si può dire che il vento del cambiamento, a tratti impetuoso, comincia finalmente a soffiare anche dalle parti delle istituzioni.
Scuola e didattica online
Il piano del Ministero della Pubblica Istruzione per la diffusione delle nuove tecnologie multimediali nelle scuole sembra di quelli destinati ad avere effetti importanti nello sviluppo della cultura e delle tecnologie informatiche. E il mondo della scuola è sempre più in fermento.
E’ un mondo nel quale le fila di coloro che avevano cominciato a sperimentare e a portare avanti i loro progetti, come vi abbiamo raccontato un po’ di mesi fa (www.austroeaquilone.it/scuola1.htm) sono andati diventando sempre più ingrossandosi, e che oggi sta assai naturalmente e rapidamente conquistando consistenza e spessore.
La teledidattica
Ciò che bolle in pentola non riguarda ormai più solo il fenomeno pur rilevante delle scuole in rete, ma investe il vasto e assai significativo campo dell’utilizzo delle tecnologie multimediali, e della stessa rete, a fini didattici. La teledidattica sembra da questo punto di vista destinata ad avere una importanza pari se non superiore a quella che è destinata ad avere in un altro ambito il telelavoro. E le esperienze che presentiamo nella cover story di questo numero ne sono degli esempi significativi.
Le città digitali
Così come assai significativo è quanto sta avvenendo nel rapporto tra l’Internet ed i comuni italiani, come ci dice il Rapporto ’97 sulle Città Digitali in Italia, risultato della prima indagine nazionale sulle reti civiche e i servizi telematici in rete avviati dai soggetti e dalle comunità locali, promossa da ASSINFORM, RUR e CENSIS.
“Il 1997 ha visto l’affermarsi di un interesse per Internet – un medium ormai popolare tra le giovani generazioni – anche da parte di Sindaci, Assessori e Presidenti.”.
L’importanza dei decisori locali
“A dominare quantitativamente la scena sono decine di depliant turistici riprodotti in rete, ma le migliori esperienze italiane di telematica civica – riconosciute ormai come casi di eccellenza a livello europeo – dimostrano che possono essere raggiunti risultati incisivi, se sono i decisori locali ad inserire con convinzione i servizi telematici nelle loro politiche”.
“Tali politiche possono rivelarsi ulteriormente incisive nel corso del prossimo anno, alla luce specialmente della importante innovazione introdotta dalla legge Bassanini, che ha sancito la validità legale della firma elettronica e dello scambio di documenti in rete”.
Il sud che va
“L’esistenza di casi di eccellenza anche nel meridione porta a ritenere che le nuove tecnologie rappresentino un’importante sfida soprattutto per i governi locali, che hanno ormai la responsabilità di non perdere le occasioni connesse all’affermazione della information society”.
“Nelle realtà locali dove i teleservizi sono più consolidati, già si parla di nuova micro imprenditorialità diffusa, legata alle nuove tecnologie e stimolata principalmente dalla iniziativa pubblica. Ma l’impatto più rilevante che già oggi reti civiche e teleservizi stanno portando nelle realtà locali è il cambiamento prodotto nelle strutture organizzative dei soggetti promotori, specialmente nelle Pubbliche Amministrazioni “.
Il lavoro che cambia
Ancora una volta ci sono dunque più cose in cielo ed in terra di quante la nostra fantasia potrebbe immaginare. E, tra queste, quelle che investono il lavoro, le sue professionalità, la sua organizzazione, sono tutt’altro che marginali.
Il telelavoro
C’è ovviamente questo “fenomeno” multiforme e dalle mille teste che va sotto il nome di telelavoro, del quale abbiamo diffusamente parlato nella cover story del terzo numero di A&A (www.austroeaquilone.it/aquiltree.htm), e del quale potete trovare una assai esauriente esposizione su Telelavoro Italia Web, il sito che grazie al lavoro di Patrizio Di Nicola e di un piccolo ma valoroso gruppo di suoi “discepoli”, si è conquistato sul campo una meritata fama (www.mclink.it/telelavoro).
Ma c’è anche molto altro.
Le nuove professioni
Come ad esempio strani esseri come il KIW (acronimo di Knowledge and Information Worker), flessibili, capaci di comunicare con gli altri, ai quali non si richiede lavoro manuale ma conoscenza delle tecnologie informatiche e della comunicazione, capacità di creare, elaborare e diffondere dati ed informazioni. O come gli Infobrokers, professionisti che offrono ad aziende ed operatori di diverso tipo servizi di recupero dell’informazione tramite ricerche su internet, banche dati e biblioteche online e che, in un mercato globale ed in continua e rapida evoluzione, si propongono come fattori di competitività a disposizione di coloro che intendono utilizzare al meglio le informazioni provenienti dall’ambiente esterno nell’ambito dei propri piani strategici ed operativi. O come, se si preferiscono scenari meno futuristici, gli operatori con competenze tecniche su prodotti e servizi finalizzati al marketing online, i progettisti di pagine web, i grafici specializzati nei media elettronici.
Come sarà
Ma come sarà questa società dell’informazione?
Strano, ma rigorosamente vero: questa domanda, fatta da un ragazzo poco più che sedicenne, ci ha fatto vivere momenti di puro panico.
Cercare di non dire cose banali e allo stesso tempo evitare di presagire scenari modello “Peter Pan e l’isola che non c’è” appare in certi momenti un’impresa quasi disperata. Ma la fortuna aiuta non solo gli audaci, ma anche gli scombinati, (e, soprattutto, coloro ai quali sono capitati proprio in quei giorni tra le mani degli splendidi libri) cosicché si finisce con il ricordare che in ogni situazione esiste sempre un’altra possibilità.
Che per questa volta ha il volto di un vecchio espediente retorico che ti fa affermare di non sapere come sarà ma di avere qualche idea su come ti piacerebbe che fosse.
Universalistica e inclusiva
Ti piacerebbe che fosse universalistica e inclusiva, più orientata cioè all’abilitazione, all’offerta di opportunità per un numero sempre più consistente di persone.
Ti piacerebbe che fosse un contesto nell’ambito del quale poter sviluppare la capacità di imparare, fare, creare, inventare nuove conoscenze, nuovi mestieri, nuove imprese, nuovi mercati.
Ti piacerebbe che fosse più democratica, più responsabile, con regole più certe.
Detto così, può sembrare il libro dei sogni. In realtà, assieme ai non trascurabili effetti che una tale risposta produce sulla “stima di sé”, essa può persino avere un qualche significato impersonale nella misura in cui induce a chiedersi come si possa ragionevolmente ridurre la distanza tra il come è e il come vorremmo che fosse.
Rompere le gerarchie
Forse, una strada utile è quella di provare a rompere le gerarchie che fino ad oggi hanno caratterizzato i rapporti tra forti e deboli, nord e sud, centro e periferia. Facendo in modo che da questa rottura emergano delle opportunità vere per coloro che fino ad oggi hanno fatto parte del club ad iscrizione rigorosamente involontaria degli svantaggiati. Cambiando l’ago della bilancia, come ci esorta a fare Franco Cassano nella conversazione con Daniela Binello che potete leggere su queste stesse pagine.
Ridefinendo la propria identità. Pensandosi come luogo di una straordinaria rete di relazioni, culture, socialità, opportunità di sviluppo tra l’Europa e il Mediterraneo. Avendo capacità di ascolto. Recuperando le memorie. Scommettendo sul futuro.
Questione di identità
Anche per l’Italia la scommessa sta in gran parte qui. Nella capacità, come ha scritto Pietro Barcellona, “di valorizzare le differenze e di proporre un modello anche qualitativo di produzione che abbia una sua identità; che per la collocazione geografica particolarmente felice sia in grado di creare un rapporto tra il centro dell’Europa ed il mondo mediterraneo, i paesi arabi; che sappia mettere a frutto tutto ciò che in qualche modo ha caratterizzato secoli e secoli di storia e di interscambi tra il nostro paese e l’altra sponda del mare”.
E’ una strada impegnativa. Ma anche assai interessante. Soprattutto per chi, tra l’impresa che c’è e quella che verrà, mentre prova il disagio e l’ebbrezza di chi vive in stanze che le tecnologie riarredano incessantemente, vuole imparare ad avere fiducia in se stesso.
Benvenuti sulle vie della rete dunque.
Verso coloro che decideranno di interagire, con opinioni, osservazioni, domande, non possiamo che manifestare amicizia e sincera gratitudine.
A tutti coloro che per scelta, o anche solo per caso, sono capitati da queste parti, non possiamo che augurare, come sempre, buona lettura.

Write a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *