Per genio e per caso, again

Ricordate?

Era più o meno metà ottobre dell’anno di grazia 2005 quando vi abbiamo parlato della fondamentale scoperta delle nuove funzioni del trascrittoma e della capacità possibilità dell’RNA di interagire e modificare il DNA.

Ve ne abbiamo parlato da un particolare punto di vista, quello messo in luce da Robert K. Merton con il suo concetto di serendipity, che si riferisce all’esperienza che consiste nell’osservare un dato imprevisto, anomalo e strategico che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria o all’ampliamento di una teoria già esistente (secondo tale teoria, il caso favorisce particolarmente le menti preparate che operano in microambienti che agevolano le interazioni socio cognitive impreviste).

E vi abbiamo promesso di tornare sulla questione con un’intervista a Piero Carninci, il leader del consorzio di scienziati autori della scoperta destinata a determinare un nuovo mutamento di paradigma nella ricerca genetica. Fatto.

La trascrizione integrale della conversazione con Carninci – frutto della amichevole disponibilità dello scienziato, della collaborazione della collega Cinzia Massa e delle straordinarie potenzialità di sua maestà la posta elettronica (per quanto la cosa non sia certo una novità, il fatto di poter dialogare tra Napoli, Torino e Tokio in tempo reale e senza intermediari continua ad avere qualcosa di magico) – la potete leggere sul numero di gennaio – febbraio 2006 di Technology Review Italia, l’edizione italiana della rivista del Massachusetts Institute of Technology. Ma ciò che ci teniamo a dirvi subito è che ciò che avevamo sospettato, che cioè anche la scoperta delle nuove funzioni del trascrittoma, così come era avvenuto per il DNA, sia avvenuta non solo per genio ma anche per caso si è dimostrato assolutamente esatto.

Alla domanda relativa a qual è stata l’anomalia, la sorpresa, Carninci ha risposto così:
“L’aver trovato, dall’analisi dei nostri cDNA, questi RNA che non avevano nulla a che fare col “dogma centrale”, ovvero non codificavano per alcuna proteina. All’inizio, non sapevamo che fare con questi oggetti, che sembravano cose indesiderate ed inutili. Ho avuto difficoltà anche con alcuni colleghi che ritenevano questi RNA un artefatto dei miei esperimenti prima di considerare qualcosa al di fuori del dogma. Uno di loro, ad un meeting nell’agosto del 2000, ha dichiarato che questi cDNA erano semplicemente “junk” (spazzatura, N.d.R.). E’ significativo quanto tempo passa prima che delle osservazioni, che ora sembrano logiche, possano cambiare il vecchio dogma e come anche noi scienziati siamo così poco flessibili.

Per fortuna a un certo punto abbiamo iniziato a pensare a cosa potessero fare questi RNA, e se la loro presenza potesse aiutare ad interpretate alcuni meccanismi di regolazione del gene, o di regolazione dello splicing differenziale (lo splicing è il meccanismo che taglia e ricuce gli mRNA eucariotici in pezzetti più corti, che sono poi utilizzati dalla cellula in questa forma per la produzione di proteine). Abbiamo anche visto che questi RNA sono espressi in vari tessuti, hanno diverse regolazioni, ed alla fine abbiamo deciso di vedere la loro funzione”.

Tutto questo è importante per molte ragioni. Ad esempio perché dà ragione a Jean Piaget che ha mostrato quanto siano significative le differenze tra il modo personale di sviluppare i propri pensieri e l’ordine nel quale essi vengono presentati agli altri.

Perché suggerisce che in un certo qual modo ogni saggio scientifico è un inganno, dato che presenta – come hanno ricordato tra gli altri Merton, Medawar, Feynman, Hoffmann, Watson e Crick – l’indagine scientifica con un volto immacolato che poco o nulla lascia intravedere delle intuizioni, delle false partenze, degli errori, delle conclusioni approssimative e dei felici accidenti

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