Alla ricerca della politica | D’Orsi | Introduzione

L’arte della convivenza nella polis
Il filosofo insegna la virtù d’essere cittadini.
Nel IV secolo a.C., Platone crea, con l’ Accademia, la prima scuola di politica.
Politica come congiunzione di una buona fortuna con una meravigliosa preparazione. Cfr. Machiavelli: virtù e fortuna del Principe.
Secondo Werner Jaeger in Platone, accanto alla Politéia, c’è la Paidèia, la funzione educativa. Cfr. Città ideale, retta dai filosofi, e formazione di uomini giusti.
Con Aristotele la politica diviene epistème, scienza: una forma specifica di sapere che ha per oggetto la vita delle città e dei cittadini.
Guglielmo di Moerbeke traduce l’opera aristotelica in latino che si diffonde però soprattutto grazie a san Tommaso d’Aquino: la politica come arte del buongoverno. Cfr. Cicerone e  recta iustitia.

La democrazia, tra libertà ed eguaglianza
Isonomia: uguaglianza di fronte alla legge. Cfr. Erodoto. Regole e contenuti della democrazia. Eguaglianza e Libertà: le due gambe sulle quali cammina la democrazia.
Libertà: Locke e Montesquieu. Liberismo esasperato. Liberalismo.
Eguaglianza: Rousseau. Egualitarismo esasperato: Babeuf. Socialismo e comunismo.
Tocqueville: libertà ed eguaglianza.
Liberalismo e socialismo: John Dewey. In Italia liberalsocialismo di Calogero e Capitini e socialismo liberale di Rosselli e Giustizia e Libertà. Nel pensiero comunista esperienza di Rosa Luxemburg.
Benjamin Constant e due tipi di libertà. Non ci sono bandiere nè cause per le quali si possa sacrificare la libertà dell’individuo.
Isaiah Berlin: meglio Hobbes che Rousseau.
Determinazione delle Libertà e delle Uguaglianze.
Isonomia:uguaglianza formale; Isomoiria: uguaglianza delle parti, distributiva, sostanziale.
Tocqueville e l’égalité des conditions; Ralph Dahrendorf e l’uguaglianza delle opportunità (lebenschancen) a metà strada fra eguaglianza formale e sostanziale.

Dell’utopismo
Thomas More: Utopia, non luogo, luogo che non esiste, luogo del bene, luogo felice. Cfr. La repubblica di Platone. La grande stagione dell’utopia è il Cinquecento e con esso faranno i conti tutti i sognatori di repubbliche perfette, a partire da Tommaso Campanella.
L’altra età dell’oro dell’Utopia è il secolo dei Lumi, ricco e ambiguo.
Nella prima metà dell’ottocento il concetto di Utopia si coniuga con quello di progettualità sociale. Cfr. Saint Simon, Fourier, Owen, Cabet, Weitling, Proudhon.
William Morris, Notizie da nessun luogo, uno degli ultimi classici dell’Utopia.
Bloch e lo spirito dell’Utopia, Mannheim, i francofortesi da Horkheimer e Adorno a Marcuse e Habermas.
Distopia: paradigma negativo dell’utopia che serve a denunciare i limiti, le ingiustizie, gli errori, la brutalità del potere. La distopia appare una sorta di avviso estremo ai naviganti prima della tempesta distruttrice.

La laicizzazione della politica
Idealismo platonico v/s realismo naturalistico, descrittivo, sistemico di Aristotele; rigore analitico e crudo realismo di Machiavelli v/s l’utopismo di More ed Erasmo.
Con Machiavelli la scoperta dell’autonomia della politica. La politica da arte del buon governo a ragione di stato. Cfr. Giovanni Botero, 1589. In nome dell’asserito utile dello Stato vengono messi in subordine i diritti dei cittadini, ai quali il potere si sovrappone e si contrappone, facendo cadere così il significato originario della politica.
Bodin, République, 1576: senza la teoria politica non può esserci governo, indipendentemente dalla forma istituzionale.
Laicizzazione della politica: ruolo di Altusio, Grozio, Spinoza, Montesquieu.
Lo spirito delle leggi, 1748, è un lavoro da sociologo.
La politica positiva di Comte sinonimo di Scienza della politica e al suo maestro Saint-Simon va attribuito il primo progetto di rinnovamento culturale in senso efficientista, industrialista e scientista della borghesia europea.
Importanza di Tocqueville.
La politica come scienza del potere, come scienza deputata a conquistare e conservare gli Stati.
Staatskunst e Staatswissenschaft. Cfr. Adam Muller, Hegel, Carl Ludwig von Haller.
Con Marx la politica perde quel che aveva guadagnato in autonomia ma acquista in ricchezza di sfondo. Da Marx prende il via una distinzione tra il politico e la politica: il primo è dappertutto, alla luce della verità eterna della lotta di classe, la seconda è la forma contingente ed ideologica del dominio borghese. La politica è la sovrastruttura caduca della formazione economica sociale.
Oggi la politica è fondamentalmente scienza che si occupa del potere. E’ stato soprattutto Max Weber ad abbandonare il punto di vista giuridico istituzionale servendosi di categorie storiche e sociologiche volte a determinare il potere nell’età dello stato moderno. Cfr. anche Karl Schmitt, autonomia e brutalità della politica.

La politica fra etica e religione
Vanno definiti dei criteri per la valutazione morale della politica?
Salvatore Veca: Etica e politica, espressione solenne, vaga e complicata.
Diritti e necessità di una loro più equa distribuzione: da questione dell’etica a questioni di giustizia, eguaglianza per qualificare la libertà. Cfr. Kant e la sua idea di Stato di diritto, razionale ed eticamente fondato.
Accanto alla ragione c’è però un’altra fonte della morale: la speranza in qualche dio, il culto della divinità. Cfr. Henri Bergson.
La storia dei rapporti tra religione e politica è innanzitutto storia delle relazioni tra Stati e Chiese.
Sul piano storico sia la Chiesa di Pietro che le Chiese riformate, a partire da Lutero, si sono rivelate centri di potere politico, culturale ed economico.
In Italia da Costantino il Grande in poi la storia rende difficile un’azione politica che non tenga conto del rapporto con il cattolicesimo.
Critica della religione: Hegel, sinistra hegeliana, Marx, Nietzsche, positivismo, Kierkegaard.
Mondo contemporaneo, crisi della modernità, crisi della ragione. Negli anni ottanta: ritorno verso la religione, restaurazione politica a livello internazionale, nuova importanza politica e sociale delle fedi ultraterrene parallela alla crisi delle ideologie politiche. Papa polacco, Islam.
Si incrina l’identità tra modernizzazione e secolarizzazione. Religione= Altare e Trono.

Il mito nazione.
Mytos nella cultura greca si contrappone a logos. Ambedue significano Parola, Discorso, ma il primo è prerazionale, immaginativo, sentimentale, il secondo è razionale, consapevole.
Il secolo del mito politico è il Novecento, a partire da George Sorel, le parole mito nascono un pò prima tra il tardo Settecento e l’inizio dell’ Ottocento.
Uno dei miti più potenti della storia è quello della Nazione, termine dalla immensa forza emotiva ma che rimane tra i più vaghi ed incerti del vocabolario politico.
La nazione in senso moderno nasce con la Rivoluzione francese e, sul piano dell’elaborazione teoretica, specialmente con il romanticismo tedesco.
Autonomizzazione della politica e comparsa di soggetti e concetti autonomi , autogiustificati, autocentrati come il Principe (Machiavelli), lo Stato (Hobbes), il Popolo (Rousseau).
Nazione e nazionalismo ( parola coniata dal tedesco Herder, 1774)
Il nazionalismo è l’ideologia più compatta ed espansiva dell’età contemporanea. Nel secolo XIX diventa forza propulsiva che mira a trasformare la nazione dal terreno prevalentemente spirituale a fatto territoriale e politico statuale. Non è da sottovalutare la teoria che sostiene che è il nazionalismo che precede la nazione.
Sia nato prima il nazionalismo e poi la Nazione o viceversa, sta di fatto che l’ideologia della Nazione, il nazionalismo (cuore, appartenza, identità, sangue, suolo, lingua, ETHNOS) ha quasi sempre vinto contro le ideologie contrarie. Con la prima guerra mondiale, davanti a questa parola, falliscono i due principali internazionalismi, quello socialista e quello cattolico.
Nazionalismo ottocentesco, patriottico, e Nazionalismo novecentesco,  imperialistico vanno probabilmente tenuti distinti. Se il primo mira a far coincidere Patria e Stato, al secondo sono sottese idee di supremazia e progetti di egemonia, all’interno di un panorama culturale complesso, popolato da positivismo, darwinismo, organicismo.
Prevale in questo secondo nazionalismo il concetto di comunità come elemento costitutivo della nazione. E il lessico della comunità ha poco o nulla a che spartire col lessico della democrazia che è invece un lessico societario.
Proposta di una nazione non come fatto di stirpe, come dato naturale, ma come costruzione storica in cui, nel corso dei secoli o degli anni, si esprime la patria. Essa vorrebbe contribuire alla rinascita democratica attorno ad un nuovo patto, capace di coniugare identità nazionale, interna solidarietà e dialogo sovranazionale.

Fra progresso e conservazione
Il progresso è un’idea che ha conosciuto i suoi fasti nel secolo dell’ottimismo borghese e che è caduta in disgrazia nel Novecento, il secolo delle incertezze.
Hiroshima ed Auschiwitz segnano la fine della fiducia un pò cieca e un pò cinica nelle sorti magnifiche e progressive dell’umanità. Cfr. Asor Rosa e vicenda dell’Occidente.
L’ideologia del progresso si affaccia nella nostra cultura nell’età moderna, a partire dall’Umanesimo e dal Rinascimento. La sua piena esplicitazione si realizza con l’età dei Lumi. Cfr. Voltaire, Filosofia del progresso e filosofia della storia. Con l’illuminismo il progresso diventa un’idea forza da far valere mediante il pensiero e l’azione, una possibilità da far diventare realtà.
Nel secolo successivo l’idea del progresso tende a lasciare sullo sfondo la soggettività umana e a cogliere le leggi che presiedono allo svolgimento delle umane vicende. Cfr. Inevitabile sviluppo progressivo che conduce al socialismo ed al comunismo.
In polemica con l’ideologia del progresso, l’ideologia della conservazione.
Chateaubriand, Le Conservateur, 1817, Francia sembra sia stato il primo ad usare la parola. Nel 1830 in Inghilterra il partito Tory viene ribattezzato Conservative Party.
Quando la conservazione è volonta di restaurare lo status quo ante si può parlare di restaurazione; la tradizione è invece una conservazione estesa nel tempo e nello spazio; per reazione va in teso infine il comportamento collettivo di chi intende riportare indietro la ruota della storia.
La concessione di diritti ai ceti inferiori ha lo scopo di impedire un cambiamento radicale e irreversibile nella società.
La conservazione come negazione di valori e culture contrarie? Cfr. Edmund Burke, Riflessioni sulla Rivoluzione francese. Burke è un conservatore nobile, attento ai valori della conservazione più che agli interessi, non a caso ritiene legittima la rivoluzione inglese del 1688. Riformismo conservatore?
Dialettica progresso conservazione: da una parte fiducia nell’essere umano, di cui l’egualitarismo è una componente essenziale, dall’altra pessimismo antropologico, scarsa fiducia, resistenza all’allargamento dell’arena politica e sociale.
Il conservatorismo riformatore o democratico rientra nell’alveo dello Stato e del pensiero liberale, la rivoluzione conservatrice, creatura dell’età dell’imperialismo ne esce e si intreccia strettamente al nazionalismo, sfociando nei tolitarismi fascisti del Novecento.

Della rivoluzione
La parola rivoluzione è una delle più controverse del lessico politico.
Essa nasce con gli eventi inglesi del seicento, il secolo della rivoluzione scientifica. Rivoluzione proviene proprio dal lessico scientifico.
Più che le due rivoluzioni inglesi e quella americana è la Rivoluzione Francese la rivoluzione per antonomasia. Essa diventa idea forza ed idea valore.
Parlare di rivoluzione, nella storia delle idee, significa affrontare un discorso sulle cause, sui fini, sui mezzi e, infine, sui soggetti politici e sociali degli eventi rivoluzionari.
Cause e Crisi. Cfr. Gramsci e crisi organica. Fini e Ridistribuzione del potere sul terreno economico, culturale e politico. Mezzi e Strumenti al di fuori della legalità, quasi sempre violenti anche se non mancano esempi contrari. Cfr. Gandhi ed in Italia Capitini. Soggetti e Borghesia, contadini, proletari, donne, giovani.
La teoria della rivoluzione sorge nel vivo di una crisi ad opera di leaders che spesso conducono in prima persona la lotta. Babeuf, Buonarroti, Blanqui, Weitling, Pisacane, Bakunin, Lenin, Luxemburg, Trockij, Mao. Il centro è ovviamente Marx.
Storia del pensiero rivoluzionario e (è) storia del pensiero comunista.

Le nuove forme della politica
La comunicazione rappresenta una rivoluzione in atto, se non la rivoluzione. Nell’insieme delle tecnologie e delle pratiche della comunicazione risiede il più potente mezzo di conservazione o anche di reazione ma altresì uno strumento straordinario di emancipazione, almeno potenziale.
Novitismo. Cfr: Sartori. Perorazione del trapasso dalla prima alla seconda repubblica.
Televisione come mezzo e luogo della nuova politica.
Televisione come agorà elettronica della Piazza. Cfr. Bobbio.
Novitismo e Direttismo alla base del Videopotere. Esso ha contenuti di destra e sostanzialmente antidemocratici. Cfr. Stati Uniti, Brasile, Italia. Insofferenza verso le regole democratiche, tendenze a stabilire un rapporto diretto capo/massa, economicamente neoliberiste, antiegualitariste ed antisolidaristiche sul piano sociale. Telefascismo. Orwell.
Le folle in delirio sono esistite in tutti i tempi ed in tutti i luoghi ma il Novecento è il secolo delle ideologie, dei totalitarismi, ed è il secolo della persuasione politica: il cittadino è perfettamente equiparato ad un consumatore; prima di rivolgersi a lui si compiono studi di mercato, si individuano tendenze, si fanno simulazioni e sondaggi. Dalla democrazia alla sondocrazia?
Karl Popper e la cattiva maestra televisione. Regis Debray e lo Stato seduttore. Carlo Maria Martini e l’emergenza mediale. Francesco Casavola e la comunicazione come intelaiatura della società civile.
Dall’autonomia della politica all’autonomia della videopolitica? Dalla democrazia alla videocrazia? Con i mutamenti in atto, e la comunicazione globale, il cittadino ha più o meno possibilità di contare politicamente? Nel villaggio globale abbiamo più o meno possibilità di essere autentici politeis?
TUTTO CIO’ CHE NEGA LA POLITICA FINISCE PER NEGARE LA DEMOCRAZIA. Non esiste una società civile benefica ed una società politica malefica:l’uno è lo specchio dell’altra.
NECESSITA’ DELLA POLITICA come importanza della conoscenza, scelta consapevole, partecipazione alla cosa pubblica. LA POLITICA E’ DI TUTTI.
Da Aristotele a Hanna Arendt per una politica fatta di partecipazione, di cui non è sufficiente ricercare il fine o lo scopo, ma a cui occorre dare un senso. Cfr Arendt. Intesa così la politica non può non costituire la preoccupazione di ogni uomo libero. Cfr. B. Crick.

Potrebbero interessarti anche...