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Categories: Lettera 42

Ci piacerebbe discutere di politica. Delle opportunità che essa rende disponibili per sottrarsi alla dittatura della necessità e aprire la strada alla dimensione della possibilità.
Una politica fatta di passione, senso di responsabilità, lungimiranza (1), che non sia indifferente alla distribuzione della felicità, attenta a ciò che le persone riescono a essere e a fare effettivamente, capace di sostenerle nei loro tentativi di ampliare la gamma delle possibilità tra le quali possono effettivamente scegliere.
Una politica che sappia dare valore ai diritti, non sottovaluti i rischi del condizionamento sociale e dell’adattamento, non riduca la libertà a un semplice vantaggio, sappia stabilire un ordine di priorità nella definizione dei criteri che ci dicono della nostra riuscita reale e della nostra libertà di riuscire.
Racconteremo dunque di donne e di uomini che hanno a cuore un interesse personale o collettivo, un ideale sociale, un progetto di società più felice o anche solo meno ingiusta e intendono operare, per variegate ragioni e motivazioni, con aspettative, tempi e impegno diversi, per vederli realizzati.
Persone che a tale scopo cercano di stabilire connessioni con altri, come loro facenti parte di cerchie, gruppi, comunità, associazioni, sindacati, partiti e, per questa via, tentano di rendere più forti e stabili le reti sociali di cui fanno parte e, con esse, le norme di reciprocità e di fiducia che le sostengono.
Persone che non intendono rinunciare rassegnarsi all’idea della politica come pratica del meno peggio (2), che credono nella possibilità di dare agli altri senza rinunciare ad avere cura e a valorizzare sé stessi (3), che considerano il sapere non solo una delle più significative ricchezze della società contemporanea ma anche una delle opportunità più importanti a nostra disposizione per essere e sentirci liberi e per esercitare la solidarietà con altri esseri, come noi, umani (4).
In questo libro si racconta insomma di persone che in sintonia con i propri convincimenti e, soprattutto, con le proprie azioni, ritengono giusto partecipare da attori alla costruzione del discorso pubblico.
E di persone che invece no. Perché non hanno più né voglia né fiducia per fare domande alla politica. Perché se proprio sono costretti a farlo si limitano a chiedere favori. Perché vivono la politica come una sommatoria indistinta e poltigliosa di ingredienti diversi che più soggetti solo apparentemente alternativi propongono a cittadini sempre meno interessati a investire tempo, impegno, ingegno, in questa direzione. Perché ritengono che la discussione, il confronto con punti di vista diversi dai propri, lo sforzo di comprendere le ragioni degli altri, siano esercizi a volte nobili, più spesso ipocriti, sempre inutili. Perché non credono nella possibilità che le idee, le convinzioni, le azioni di ciascun individuo possano realmente incidere, nell’ambito della sfera pubblica, sullo stato di cose esistenti. Perché sono stufi di sentirsi dire che stanno per diventare tutti ricchi, soprattutto se sono percettori di reddito fisso, o che stanno tutti impoverendo, in particolar modo se fanno parte della schiera dei cosiddetti patrimonializzati. Perché non hanno più voglia di perdere tempo con gli infiniti paroloni dei teorici dell’eccellenza, e aspirano a vedere riconosciuti dal versante sociale, professionale ed economico gli sforzi di chi, come loro, punta sulla crescita di buone competenze intermedie.
Per questa via, proveremo a porci sia domande che riguardano la teoria politica descrittiva, quella che punta, per l’appunto, a descrivere come stanno le cose e non come esse dovrebbero stare alla luce di un qualche criterio, sia domande che chiamano in causa i nostri impegni normativi, i nostri criteri del giudizio politico, la nostra idea di società giusta o desiderabile.
Ci ritroveremo in questo modo a ragionare sulla natura della politica democratica, su quale ruolo o spazio essa continua ad avere nelle nostre vite. E potremo vedere come cambiano, più specificatamente nella parte ricca del mondo, i soggetti della politica democratica, come e perché cittadini e cittadine governati possono agire politicamente, nello spazio pubblico, e in che modo sono in grado di scegliere e valutare i governanti (come sappiamo, il criterio del giudizio del cittadino sulla politica è la sua prima forma di partecipazione, dato che, rinunciando a giudicare, il cittadino si tira fuori dalla vita pubblica).

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