Piccole Storie Crescono | s1-7

INCIPIT
Visita al Ueno koen, uno dei parchi più antichi di Tokyo, inaugurato nel 1873, pochi anni dopo che la restaurazione dell’Imperatore Meiji mettesse fine al dominio politico e militare dello shogunato Tokugawa, dinastia di signori feudali che dal 1603 al 1868 governarono il Giappone.

Storia 7
2. Bruno Patrì

Il quartiere più vicino all’albergo era quello di Ueno. Il suo grande parco ci appariva come incantato sotto il caldo sole estivo. L’umidità saliva e avvolgeva, trasformava la vista degli alti toori. Ecco il primo tempio, dal classico colore rosso acceso.
Saliamo le ampie scale e giunti all’ingresso veniamo accolti da un anziano giapponese che in uno stentato inglese inizia un lungo monologo.
Diamo cenno di gradire il suo intervento, inchiniamo il capo più volte in segno di ringraziamento…… ma lui imperterrito continua con la sua cantilena sbiascicata.
Riusciamo a “fuggire” ……. e continuiamo a visitare il resto del parco. Attraversiamo ampi “corridoi” tra i curatissimi alberi, passiamo sotto agli splendidi toori e giungiamo ad un altro piccolo tempio contornato da antiche strutture incastonate nella vegetazione del parco.

3. Daniele Riva

Lì, con uno dei miei piedi misura extralarge colpisco inavvertitamente una pietra circolare, che rotola di lato e va a colpire con un toc sordo qualcosa in un cespuglio fiorito. È una borsa! E l’anziano giapponese aveva ripetuto spesso nel suo discorso sconclusionato la parola “bag”. Vuoi vedere che?
La curiosità è tanta. Che fare? Aprirla? Chiamare una guardia? Certo, poi quella non spiaccica una parola di inglese e finisce che passiamo la notte al commissariato, come Totò e Peppino…

4. La Musa
“Dopotutto”, mi dico, “è assoluamente lecito aprire una borsa rinvenuta fra i cespugli” del resto se nn l’aprissi nn potrei mai sapere a chi sia appartenuta. mi accingo a farlo, ma qualcosa mi frena e mi colpisce; la foggia della borsa è inusuale e anche il pellame di cui è fatta. sembra proprio una vecchia borsa da medico condotto. cerco l’anziano giapponese, ho bisogno della sua approvazione anche solo fatta di sguardi, ma davanti a me soltanto la distesa dei ciliegi odorosi e di lui nemmeno l’ombra. la borsa è lì, ai miei piedi, un velo spesso di polvere antica ne nasconde la finezza della fattura, la cerniera in metallo sembra ossidata. prendo ancora qualche minuto per decidere, in fondo sono ospite di una nazione molto lontana dal mio modo così occidentale di pensare, nn vorrei trovarmi nei guai…

5. Vincenzo Moretti
Va bé, alla fine se sto qua tutta la notte a pensarci diventa come trascorrere la notte al commissariato. Io la apro. No. Si. Dentro tre monete antiche. Con il buco in mezzo. Uguali uguali a quelle usate al posto degli steli di foglie per interorgare l’I-Ching, il più antico testo di saggezza cinese. No, non sono uguali uguali. Sono proprio loro.

6. La Musa
Ora che ho aperto, davanti a quelle monete antiche mi risuonano alla mente le lezioni del prof. di storia del liceo: un gruppo di transfughi cinesi riparati in giappone portarono con loro alcune cose indispensabili per nn morire di nostalgia: i bonsai, i bamboo e le monete divinatorie de I-Ching. “che meraviglia!” penso fra me e me, “a chi saranno appartenute queste preziose monete e come mai nella borsa da medico nascosta fra i cespugli di acero?” intanto, con le monete fra le mani, vado pulendole per guardarle meglio. il rame così sfregato a poco a poco mi rimanda i suoi rossi bagliori. ecco, ora le vedo bene, due sono sul lato “testa” – lo yang – e una sul lato “croce” – lo yin.

7. Deborah Capasso de Angelis
Morte e vita, ombra e luce, giorno e notte, perfetto equilibrio, interdipendenza, maschio e femmina, destra e sinistra…simboli antichi di una saggia cultura.
Sono inquieto, che faccio? Chiedo consiglio a Luca.
Fa un’espressione da “scugnizzo”. – Papà, comme se dice, ogni lasciata è persa! Piglia ‘a borsa e fuimmo!!! Po’ c’e pensamme!!! -.
Seguo all’istante il suo consiglio!

8. Daniele Riva
Rientrati in albergo, ci attacchiamo a Internet (Luca si attacca a Internet, io lo guardo da dietro le spalle, cosa che lo fa incavolare abbastanza) e troviamo un po’ di informazioni sull’I-Ching. C’è anche un sito che fa le divinazioni. Per gioco inseriamo la frase “Che cosa significano queste monete nella borsa?” e ci risponde: “Cielo e terra si incontrano: la pace”.

9. Adriano Parracciani
E’ una prima risposta. Ma adesso dobbiamo sapere di più su queste monete tonde con un foro quadrato al centro. La ricerca su internet si fa difficlle; non abbiamo idea di come orientarci in questo mondo sconosciuto ed immenso della numismatica. La depressione ci sta raggiungendo quando improvvisamente dal mio hard disk cerebrale spunta fuori il ricordo che serve. – Ma certo, – dico a luca – Alberto! Ti ricordi che è un appassionato di monete? Forse ci può aiutare –  Luca scatta delle foto con il suo iPhone e mandiamo tutto per email all’amico di Roma con la speranza che possa dirci qualcosa di più. Dopo un’ora arriva la risposta – Non m’intendo molto di monetazione cinese ma qualcosa posso dirvi. Innazitutto il foro quadrato centrale, che serviva per agevolare il trasporto infilandole in un laccio,  rappresenta la Terra avvolta dal Cielo del cerchio. Secondo il mio catalogo Krause le vostre monete sono dei Cash della dinastia Song più o meno databili intorno al 1200. Adesso non
vorrei illudervi ma se ho azzeccato l’identificazione siete incappati in  monete qualificate come R5 ossia rarissime, battute in soli tre, dico tre, esemplari !!! Quotazione?? 150.000$ l’una !!!

10. Deborah Capasso de Angelis

Alla faccia del bicarbonato di sodio!!! In casi come questo Totò è d’obbligo!
Continuiamo a fissare la cifra sul monitor ed io ho bisogno di sedermi.
– Papà, ma tu hai realizzato? Ti rendi conto di quello che abbiamo per le mani?-
– Si, Luca. Ma adesso dobbiamo restare calmi e pensare a cosa fare -.
L’anziano signore! Cerco di ricordare le sue parole….bag, peace, danger, end, earth wind and fire…mannaggia a me e l’inglese!

11. Maria Paraggio
Ancora incredulo e adirato con me stesso per non ricordare esattamente le parole, decido che per il momento è meglio pensare ad altro. Se son rose fioriranno! E’ meglio dormirci sopra e non perdere di vista il vero motivo del nostro viaggio in Giappone. Luca conviene con me che è ora di andare a letto. Ci siamo appena coricati, quando sentiamo strani rumori venire dalla porta d’ingresso.

12. Carmela Talamo
Ci alziamo e facciamo una “capatina” fuori dalla porta: turisti, non giapponesi  of course! Mannaggia! Di dormire non se ne parla. Troppa adrenalina, troppe emozioini, troppo di tutto. Ritorno a pensare inevitabilmente alle “nostre” (nostre?) monete, a cosa ci potremmo fare. Ai miei @mici di face, finalmente potrei realizzare il sogno di riunire la big band, stringere le mani di chi ancora non conosco, frugare tra i loro sguardi, respirare le loro emozioni. Ma mi tornano in mente anche gli articoli e le opinioni intrecciate con loro su rispetto, legalità, regole “E allora”, mi chiedo “forse che ciascuno è onesto solo fino a che non si presenta l’occasione?”… “Pa’”  mi interrompre Luca quasi a leggermi nel pensiero”. “Hai deciso?” “Si”… Ci rivestiamo e ci incamminiamo insieme verso la più vicina stazione di polizia.

13. La Musa
Avevo letto qualcosa sulla polizia giapponese: nè particolarmente preparata, nè particolarmente severa, ma una cosa è certa, si avvale di strumenti normativi e mezzi tecnici molto efficienti e chi è ritenuto colpevole paga, e paga severamente fino all’ultimo giorno di carcere duro. “non abbiamo nulla da temere”, mi dico, siamo degli onesti cittadini e come tali ci tratteranno. Il portiere dell’albergo ci indica il più vicino commissariato di polizia che è a due isolati dal nostro albergo, siamo nel grande quariere di Shibuya, sì proprio dove c’è la statua di Hachikō. L’edificio è a due piani, pulito e ordinato come tutto in giappone. Luca spiega brevemente a un agente, nel suo impeccabile inglese, il nostro problema. Questi annuisce e ci indirizza verso una porta in fondo al luminoso corridoio. sulla porta una targa: lost and found. Bussiamo.

14. Adriano Parracciani

Luca inzia a spiegare in giapponese la situazione ma, fortunatamente per me, l’agente lo invita ad usare l’inglese.
– Abbiamo trovato questa valigia nel parco – spiega Luca
L’agente prende la borsa, la osserva e poi la apre. Guarda all’interno con attenzione, infila la mano ma la ritrae stranamente vuota
– Non c’era nulla all’interno?
– Non so dirle, signore – risponde Luca da navigato attore – noi non l’abbiamo proprio aperta
Lo guardo cercando di dissimulare lo stupore mentre sento che sta per venirmi un infarto.

15. La Musa
Ho tirato su un novello Laurence Olivier, altro che ricercatore esperto nipponico! Sorrido, Luca nn finirà mai di stupirmi e intanto penso che quelle tre piccole monete stiano ballando allegramente nella tasca dei suoi pantaloni. Ma sì, dopotutto le cose sono di chi le trova, chi le perde è evidente, non meritava di averle – filosofia nippopartenopea – Usciamo dal commissariato senza scambiarci una parola, la nostra intesa d’intenti va ben oltre. Shibuya è un brulicare di gente, l’aria è fresca e il profumo dei ciliegi in fiore sarà il bouquet che ci accompagnerà per tutta la nostra permanenza a Tokyo. Passiamo sulla piazzetta davanti alla statua di Hachikō, il cane di bronzo, col suo sguardo fiero sembra darci la sua approvazione. Dopotutto i ragazzi meno fortunati di Secondigliano, di Scampia, di Barra, di Ponticelli, hanno bisogno di tutto e quelle monete potranno coprire una parte dei loro desideri, dei loro bisogni. Ci guardiamo io e Luca, il Giappone è davvero la terra dei miracoli.

16. Vincenzo Moretti

Miracoli. San Gennaro. Giuro che lo sto solo pensando. Luca mi guarda e mi fa: “Voglio pigliare tutta ‘a gente di Forcella, della Sanità e del Pallonetto e la voglio trasferire sopra al Vomero, al sole don Vincé, che nei bassi non ci batte mai. Un grande quartiere residenziale per i poveri, pulito comme ‘a Svizzera. Tutta gente onesta, che paga puntualmente, e chi non paga lo caccio via”. Comincio a ridere come un pazzo. Lui mi segue a ruota. Ebbene sì. Nel ruolo di Dudù e don Vincenzo in Operazione San Gennaro ci stiamo a pennello.

17. Deborah Capasso de Angelis
– Moretti san!-. La voce ci giunge quasi ovattata, io e Luca ci giriamo di scatto, impallidendo.
Stavolta San Gennaro lo invoco disperato! Sono quasi sicuro che sono i poliziotti venuti a reclamare le monete ma in giro non ci sono agenti.
– Moretti san! – stavolta la voce è più vicina e Luca si dirige verso la statua di Hachikō. Con gran stupore si trova davanti l’anziano signore incontrato nel parco di Ueno qualche giorno prima. Raggiungo Luca e, dopo una serie di veloci inchini, l’anziano inizia a parlare: – I’m your light. Now you’ve the keys. The young teachs, the old thinks….now you can -. Il tempo di guardarci con aria interrogativa nel tentativo di comprendere l’ermetico messaggio e l’anziano…..

18. Maria Paraggio

Una cosa però era chiara. Il vecchio ci aveva visti “trafugare” la borsa ed era anche a conoscenza del suo contenuto. Oggetti antichi, giovane insegnante, senz’altro faceva riferimento a Luca e alle monete antiche.

19. Daniele Riva
– “Salvatore, ma che stai facendo? Sono  ore che giochi a ‘stu videogghéim”
– “Nenti, pa’ mi ha presu. Ce stanno du’ napulitani che devono risolvere un enigma co’ tre monete. Sto quasi per passà al prossimo livello”.
– “Salvato’, t’ho detto tante volte che prima devi studià. Vai, vai a studiare di là”.
(Salvatore esce sbuffando, il padre si siede davanti alla consolle)
“Munete, ecche so’ ste munete bucate?”

0 thoughts on “Piccole Storie Crescono | s1-7

  1. Lì, con uno dei miei piedi misura extralarge colpisco inavvertitamente una pietra circolare, che rotola di lato e va a colpire con un toc sordo qualcosa in un cespuglio fiorito. È una borsa! E l’anziano giapponese aveva ripetuto spesso nel suo discorso sconclusionato la parola “bag”. Vuoi vedere che?
    La curiosità è tanta. Che fare? Aprirla? Chiamare una guardia? Certo, poi quella non spiaccica una parola di inglese e finisce che passiamo la notte al commissariato, come Totò e Peppino…

  2. “Dopotutto”, mi dico, “è assoluamente lecito aprire una borsa rinvenuta fra i cespugli” del resto se nn l’aprissi nn potrei mai sapere a chi sia appartenuta. mi accingo a farlo, ma qualcosa mi frena e mi colpisce; la foggia della borsa è inusuale e anche il pellame di cui è fatta. sembra proprio una vecchia borsa da medico condotto. cerco l’anziano giapponese, ho bisogno della sua approvazione anche solo fatta di sguardi, ma davanti a me soltanto la distesa dei ciliegi odorosi e di lui nemmeno l’ombra. la borsa è lì, ai miei piedi, un velo spesso di polvere antica ne nasconde la finezza della fattura, la cerniera in metallo sembra ossidata. prendo ancora qualche minuto per decidere, in fondo sono ospite di una nazione molto lontana dal mio modo così occidentale di pensare, nn vorrei trovarmi nei guai…

  3. Va bé, alla fine se sto qua tutta la notte a pensarci diventa come trascorrere la notte al commissariato. Io la apro. No. Si. Dentro tre monete antiche. Con il buco in mezzo. Uguali uguali a quelle usate al posto degli steli di foglie per interorgare l’I-Ching, il più antico testo di saggezza cinese. No, non sono uguali uguali. Sono proprio loro.

  4. Ora che ho aperto, davanti a quelle monete antiche mi risuonano alla mente le lezioni del prof. di storia del liceo: un gruppo di transfughi cinesi riparati in giappone portarono con loro alcune cose indispensabili per nn morire di nostalgia: i bonsai, i bamboo e le monete divinatorie de I-Ching. “che meraviglia!” penso fra me e me, “a chi saranno appartenute queste preziose monete e come mai nella borsa da medico nascosta fra i cespugli di acero?” intanto, con le monete fra le mani, vado pulendole per guardarle meglio. il rame così sfregato a poco a poco mi rimanda i suoi rossi bagliori. ecco, ora le vedo bene, due sono sul lato “testa” – lo yang – e una sul lato “croce” – lo yin.

  5. Morte e vita, ombra e luce, giorno e notte, perfetto equilibrio, interdipendenza, maschio e femmina, destra e sinistra…simboli antichi di una saggia cultura.
    Sono inquieto, che faccio? Chiedo consiglio a Luca.
    Fa un’espressione da “scugnizzo”. – Papà, comm se rice, ogni lasciata è persa! Piglia a borsa e fuimm!!! Po ce pensamm!!! -.
    Seguo all’istante il suo consiglio!

  6. Rientrati in albergo, ci attacchiamo a Internet (Luca si attacca a Internet, io lo guardo da dietro le spalle, cosa che lo fa incavolare abbastanza) e troviamo un po’ di informazioni sull’I-Ching. C’è anche un sito che fa le divinazioni. Per gioco inseriamo la frase “Che cosa significano queste monete nella borsa?” e ci risponde: “Cielo e terra si incontrano: la pace”.

  7. E’ una prima risposta. Ma adesso dobbiamo sapere di più su queste monete tonde con un foro quadrato al centro. La ricerca su internet si fa difficlle; non abbiamo idea di come orientarci in questo mondo sconosciuto ed immenso della numismatica. La depressione ci sta raggiungendo quando improvvisamente dal mio hard disk cerebrale spunta fuori il ricordo che serve. – Ma certo, – dico a luca – Alberto! Ti ricordi che è un appassionato di monete? Forse ci può aiutare – Luca scatta delle foto con il suo iPhone e mandiamo tutto per email all’amico di Roma con la speranza che possa dirci qualcosa di più. Dopo un’ora arriva la risposta – Non m’intendo molto di monetazione cinese ma qualcosa posso dirvi. Innazitutto il foro quadrato centrale, che serviva per agevolare il trasporto infilandole in un laccio, rappresenta la Terra avvolta dal Cielo del cerchio. Secondo il mio catalogo Krause le vostre monete sono dei Cash della dinastia Song più o meno databili intorno al 1200. Adesso non vorrei illudervi ma se ho azzeccato l’identificazione siete incappati in monete qualificate come R5 ossia rarissime, battute in soli tre, dico tre, esemplari !!! Quotazione?? 150.000$ l’una !!! –

    1. Alla faccia del bicarbonato di sodio!!! In casi come questo Totò è d’obbligo!
      Continuiamo a fissare la cifra sul monitor ed io ho bisogno di sedermi.
      – Papà, ma tu hai realizzato? Ti rendi conto di quello che abbiamo per le mani?-
      – Si, Luca. Ma adesso dobbiamo restare calmi e pensare a cosa fare -.
      L’anziano signore! Cerco di ricordare le sue parole….bag, peace, danger, end, earth wind and fire…mannaggia a me e l’inglese!

      1. Ancora incredulo e adirato con me stesso per non ricordare esattamente le parole, decido che per il momento è meglio pensare ad altro. Se son rose fioriranno! E’ meglio dormirci sopra e non perdere di vista il vero motivo del nostro viaggio in Giappone. Luca conviene con me che è ora di andare a letto. Ci siamo appena coricati, quando sentiamo strani rumori venire dalla porta d’ingresso.

  8. Ci alziamo e facciamo una “capatina” fuori dalla porta: turisti, non giapponesi of course! Mannaggia! Di dormire non se ne parla. Troppa adrenalina, troppe emozioini, troppo di tutto. Ritorno a pensare inevitabilmente alle “nostre” (nostre?) monete, a cosa ci potremmo fare. Ai miei @mici di face, finalmente potrei realizzare il sogno di riunire la big band, stringere le mani di chi ancora non conosco, frugare tra i loro sguardi, respirare le loro emozioni. Ma mi tornano in mente anche gli articoli e le opinioni intrecciate con loro su rispetto, legalità, regole “E allora”, mi chiedo “forse che ciascuno è onesto solo fino a che non si presenta l’occasione?”… “Pa’” mi interrompre Luca quasi a leggermi nel pensiero”. “Hai deciso?” “Si”… Ci rivestiamo e ci incamminiamo insieme verso la più vicina stazione di polizia.

  9. Avevo letto qualcosa sulla polizia giapponese: nè particolarmente preparata, nè particolarmente severa, ma una cosa è certa, si avvale di strumenti normativi e mezzi tecnici molto efficienti e chi è ritenuo colpevole paga, e paga severamente fino all’ultimo giorno di carcere duro. “nn abbiamo nulla da temere”, mi dico, siamo degli onesti cittadini e come tali ci tratteranno. Il portiere dell’albergo ci indica il più vicino commissariato di polizia che è a due isolati dal nostro albergo, siamo nel grande quariere di Shibuya, sì proprio dove c’è la statua di Hachikō. L’edificio è a due piani, pulito e ordinato come tutto in giappone. Luca spiega brevemente a un agente, nel suo impeccabile inglese, il nostro problema. questi annuisce e ci indirizza verso una porta in fondo al luminoso corridoio. sulla porta una targa: lost and found. bussiamo.

  10. 7-14
    Luca inzia a spiegare in giapponese la situazione ma, fortunatamente per me, l’agente lo invita ad usare l’inglese.
    – Abbiamo trovato questa valigia nel parco – spiega Luca
    L’agente prende la borsa, la osserva e poi la apre. Guarda all’interno con attenzione, infila la mano ma la ritrae stranamente vuota
    – Non c’era nulla all’interno?
    – Non so dirle, signore – risponde Luca da navigato attore – noi non l’abbiamo proprio aperta
    Lo guardo cercando di dissimulare lo stupore mentre sento che sta per venirmi un infarto

  11. Ho tirato su un novello Laurence Olivier, altro che ricercatore esperto nipponico! Sorrido, Luca nn finirà mai di stupirmi e intanto penso che quelle tre piccole monete stiano ballando allegramente nella tasca dei suoi pantaloni. Ma sì, dopotutto le cose sono di chi le trova, chi le perde è evidente, nn meritava di averle – filosofia nippopartenopea – Usciamo dal commissariato senza scambiarci una parola, la nostra intesa d’intenti va ben oltre. Shibuya è un brulicare di gente, l’aria è fresca e il profumo dei ciliegi in fiore sarà il bouquet che ci accompagnerà per tutta la nostra permanenza a Tokyo. Passiamo sulla piazzetta davanti alla statua di Hachikō, il cane di bronzo, col suo sguardo fiero sembra darci la sua approvazione. Dopotutto i ragazzi meno fortunati di Secondigliano, di Scampia, di Barra, di Ponticelli, hanno bisogno di tutto e quelle monete potranno coprire una parte dei loro desideri, dei loro bisogni. Ci guardiamo io e Luca, il Giappone è davvero la terra dei miracoli.

  12. Miracoli. San Gennaro. Giuro che lo sto solo pensando. Luca mi guarda e mi fa: “Voglio pigliare tutta ‘a gente di Forcella, della Sanità e del Pallonetto e la voglio trasferire sopra al Vomero, al sole don Vincé, che nei bassi non ci batte mai. Un grande quartiere residenziale per i poveri, pulito comme ‘a Svizzera. Tutta gente onesta, che paga puntualmente, e chi non paga lo caccio via”. Comincio a ridere come un pazzo. Lui mi segue a ruota. Ebbene sì. Nel ruolo di Dudù e don Vincenzo in Operazione San Gennaro ci stiamo a pennello.

    1. – Moretti san!-. La voce ci giunge quasi ovattata, io e Luca ci giriamo di scatto, impallidendo.
      Stavolta San Gennaro lo invoco disperato! Sono quasi sicuro che sono i poliziotti venuti a reclamare le monete ma in giro non ci sono agenti.
      – Moretti san! – stavolta la voce è più vicina e Luca si dirige verso la statua di Hachikō. Con gran stupore si trova davanti l’anziano signore incontrato nel parco di Ueno qualche giorno prima. Raggiungo Luca e, dopo una serie di veloci inchini, l’anziano inizia a parlare: – I’m your light. Now you’ve the keys. The young teachs, the old thinks….now you can -. Il tempo di guardarci con aria interrogativa nel tentativo di comprendere l’ermetico messaggio e l’anziano…..

      1. Una cosa però era chiara. Il vecchio ci aveva visti ” trafugare” la borsa ed era anche a conoscenza del suo contenuto. Oggetti antichi, giovane insegnante, senz’altro faceva riferimento a Luca e alle monete antiche.

  13. – “Salvatore, ma che stai facendo? Sono ore che giochi a ‘stu videogghéim”
    – “Nenti, pa’ mi ha presu. Ce stanno du’ napulitani che devono risolvere un enigma co’ tre monete. Sto quasi per passà al prossimo livello”.
    – “Salvato’, t’ho detto tante volte che prima devi studià. Vai, vai a studiare de là”.
    (Salvatore esce sbuffando, il padre si siede davanti alla consolle)
    “Munete, ecche so’ ste munete bucate?”

Rispondi a Maria Paraggio Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *