IL BILANCIO SOCIALE SI    FERMATO AD EBOLI:

ÒSFIDE ED OPPORTUNITAĠ DI SVILUPPO NEGLI ENTI LOCALI DEL MEZZOGIORNOÓ

 

 

Lo sviluppo di diverse forme di rendicontazione sociale nelle Amministrazioni Pubbliche Territoriali del Paese, ha determinato da parte della dottrina economico aziendale pubblica, negli ultimi anni lĠesigenza di una razionalizzazione sistematica del contesto.

 

Una prima sistematizzazione si  fondata sulla necessitˆ di individuare la definizione di linee guida di orientamento per la redazione del bilancio sociale per tutte quelle  Amministrazioni che nel tempo avevano visto la produzione di documenti di rendicontazione diversi, talvolta autoreferenziali, ma tutti accomunati  dalla stessa denominazione, quella di Bilancio Sociale.

 

LĠanalisi condotta invece, non si sofferma ad indagare e riclassificare i diversi documenti prodotti e sorti negli ultimi anni,  ed  i  principi  secondo cui si  andato costruendo il processo di social accountability (bilancio sociale, bilancio di mandato, bilancio integrato, bilancio ambientale, bilancio di settore, bilancio territoriale, bilancio funzionale), quanto piuttosto ad analizzare le caratteristiche dei:

á       diversi soggetti che hanno favorito lo sviluppo delle diverse forme di social accountability;

á       i soggetti che hanno la responsabilitˆ a  dover rendere conto ai cittadini;

á       le Amministrazioni che hanno reso possibile tale formalizzazione;

á       le ragioni che hanno invece visto un parte del Paese spettatore immobile, non rispondendo o non avvertendo la necessitˆ di  rendere conto ai cittadini delle azioni svolte dalle diverse amministrazioni locali;

á       il grado di diffusione della rendicontazione sociale  come leva strategica per il cambiamento della PA;

 

Il lavoro  analizza i modelli di bilancio sociale come  tessuto connettivo fra cittadini e amministrazioni, articolandosi in due distinti momenti; il  primo avente ad oggetto tutte quelle Amministrazioni pubbliche che avevano di fatto solo iniziato il processo di costruzione e di riflessione sul  bilancio  sociale; un secondo momento dedicato invece a quelle Amministrazioni che hanno fatto del Bilancio Sociale una necessitˆ amministrativa non episodica, ma ripetuta negli anni.

 

LĠanalisi si articola in informazioni di natura contabile, derivanti dal bilancio di previsione e da integrazioni sociali, ottenute procedendo ad integrare e suddividere le voci di bilancio in informazioni di natura extracontabile provenienti dalle diverse esperienze degli ultimi anni nel panorama degli enti locali. Si focalizza lĠattenzione su chi ha il dovere della social accountibility; su quanti soggetti sono stati investiti dal rendiconto sociale; analizzando le Amministrazione che hanno  sviluppato nel tempo processi pi o meno progrediti di rendicontazione sociale.

 

I soggetti che sono tenuti alla responsabile rendicontazione ai cittadini dellĠazione di governo e delle linee di indirizzo generale dellĠazione politica sono  i rappresentanti legali degli Enti ( Sindaco/Presidente), i soggetti che detengono la titolaritˆ, la rappresentanza legale dellĠEnte, la responsabilitˆ primaria nella realizzazione del bilancio sociale, nella validazione di quanto in esso contenuto e della divulgazione dello stesso.

 

EĠ la massima carica istituzionale dellĠamministrazione eletta dai cittadini a dover render conto del proprio operato,  il soggetto  che ne definendone gli obiettivi strategici, lĠorientamento strategico, la visione politica, i valori,  ha il dovere di costruire e rendicontare  la catena di  senso dellĠattivitˆ amministrativa ai cittadini, al fine di esercitare il proprio ruolo con maggiore consapevolezza, chiarezza ed attendibilitˆ.

 

 

 

                                   Fig. 1 La catena di senso. Fonte: C. Rogate         

 

                                  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Lo stato dellĠarte della rendicontazione sociale nelle Amministrazioni Pubbliche nel  Mezzogiorno del Paese

Ad analizzare i passi compiuti dalle Amministrazioni Pubbliche del Sud, sembra quasi che il  Bilancio Sociale si  sia fermato ad Eboli, unica  amministrazione del Sud a cimentarsi con forme di rendicontazione sociale ( quando invece  giˆ da diversi anni molte Amministrazioni del Nord hanno iniziato un percorso  di studio sugli strumenti di rendicontazione sociale attraverso interessanti e stimolanti laboratori di avanzamento istituzionale  e di confronto sul Bilancio Sociale).

 

La sorpresa nella conduzione dellĠanalisi (attraverso la redazione di unĠanalisi di benchmarking  sui comuni che hanno realizzato un bilancio sociale), riguarda il fatto che nel 2005, anno nel quale anche grazie al lavoro svolto dal Programma Cantieri PA della Funzione Pubblica,  alcune Amministrazioni del Mezzogiorno, interessate dalla sfida dellĠinnovazione e del cambiamento della PA, hanno iniziato a muovere i primi passi sui temi della rendicontazione e sul Bilancio Sociale (il Comune di Eboli, risulta essere lĠunica amministrazione del Mezzogiorno ad estendere il processo di rendicontazione dellĠattivitˆ amministrativa a ben due mandati di governo.

 I  Comuni di Maglie, il Comune di Lecce, il Comune di Mola (in Puglia); il Comune di Siracusa, il Comune di Palermo, il Comune di Messina, la Provincia di Trapani (unica Provincia in tutto il Sud ad adottare il Bilancio Sociale), il Comune di Alcamo (in Sicilia), il Comune di S. Giorgio a Cremano (in Campania) hanno iniziato  un percorso di costruzione di senso dellĠattivitˆ amministrativa muovendo i primi passi  per  la costruzione del Bilancio Sociale.

 

Prima del 2005, dunque, la rendicontazione sociale nella parte sud del Paese era  praticamente inesistente.

Proprio i territori del sud che avevano visto i relativi disavanzi gestionali strutturali  creare lĠhumus per trattazioni accademiche sullĠistituto del dissesto allĠinterno del TUEL, proprio queste Ammistrazioni non hanno avvertito la necessitˆ,  la sensibilitˆ di rendicontare, rendere conto ai propri cittadini sul proprio operato.

 

LĠanalisi dunque si  spostata sui soggetti responsabili dellĠazione di governo, Sindaci e Presidenti, e sulle caratteristiche,  sui profili professionali, le competenze dei rappresentanti legali degli Enti che hanno intrapreso il percorso del processo di rendicontazione (etˆ, sesso, livello di scolarizzazione).

 

 

Lo schema (Fig. 2) che segue, riassume gli elementi del campo dĠindagine: etˆ, sesso, livello di scolarizzazione dei rappresentanti legali degli Enti del Sud che hanno adottato il Bilancio Sociale negli ultimi due anni, o che hanno iniziato un percorso di rendicontazione sociale; con alcuni dei caratteri distintivi degli innovatori del Sud.

 

 

 

  

ANNO  2005 – Amministratori del Sud che adottano il Bilancio Sociale  -

 

Etˆ e Sesso

Livello di scolarizzazione

Amministrazione

< 50 anni; Donna

Laurea, Master, Docenza Univ.

 

Provincia di Trapani

Provincia di Catania

Comune di Giarre

Comune di Lecce

< 50  anni; Uomo

 

Laurea, Master

 

Comune di Messina (Commissario Straordinario)

 

< 45  anni; Uomo

 

Laurea, Master, Esperienza di Studio allĠestero

 

Comune di Maglie

Comune di Mola di Bari

Comune di Alcamo

Comune di Siracusa

Comune di Palermo

Comune di Eboli

Provincia di Catania (in fase di redazione)

 

< 35 anni; Uomo

 

Laurea, Master

 

 

Comune di Capo DĠOrlando

 

 

Fig. 2 – Caratteristiche distintive degli Amministratori di Enti del Sud  che hanno adottato il Bilancio Sociale

 

 

 

 

 

ANNO  2000 – Amministratori del Sud che adottano il Bilancio Sociale  -

 

Etˆ e Sesso

Livello di scolarizzazione

Amministrazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 3 – Caratteristiche distintive degli Amministratori di Enti del Sud  che hanno adottato il Bilancio Sociale

 

 

Nel 2000 lĠesperienza e la pratica del Bilancio Sociale, sebbene  giˆ radicata nelle Amministrazioni dellĠItalia Settentrionale, non trova di fatto nessuna applicazione pratica, teorica o sperimentale  negli Enti del Mezzogiorno.

La fase sperimentale si apre invece nel 2005, anno caratterizzato da un elevatissimo dinamismo di alcune Amministrazioni del Sud.

 

Sulla base dellĠanalisi sopra riportata  possibile individuare una sorta di identikit dellĠamministratore innovatore (non il dirigente ma il politico): si tratta di soggetti che provengono spesso  dal  mondo delle professioni o della ricerca, laureati  spesso con lode (stando alla bontˆ del curriculum vitae  disponibile sui diversi siti istituzionali), quarantenne.

Inoltre il 30% degli innovatori del sud che hanno avvertito la necessitˆ, la sensibilitˆ, il dovere di comunicare e rendicontare ai cittadini, sono donne, in controtendenza alla bassa rappresentanza femminile nei diversi assetti istituzionali del Paese;  sono donne  laureate con lode e   provengono dal mondo dellĠuniversitˆ,

 

DallĠanalisi, si evince dunque che nel sud, un amministratore  innovatore,  una donna, con elevato livello di scolarizzazione e specifica competenza professionale o scientifica, con lĠobiettivo di ricostruire la catena del senso dellĠazione amministrativa e politica, talvolta frammentaria, ripensando ai processi di programmazione degli obiettivi e al  riorientamento strategico, accrescendo la trasparenza e la comunicazione istituzionale.

 

Altro dato interessante, ci  fornito dal fatto che, lĠunica Provincia dellĠintero Sud (lĠunica su ventinove Province)  ad aver  redatto il Bilancio Sociale  la Provincia di Trapani, guidata da una donna (il Bilancio Sociale della Provincia di Catania  ancora in fase di redazione).

 

Due   amministratori  su tre risultano essere invece  uomini con meno di quarantacinque anni,   provengono dal mondo delle professioni, per alcuni di questi  stato rilevato anche il conseguimento di  Master in Business Administration  negli Stati Uniti.

 

Risultano con evidenza  le capacitˆ manageriali di una parte della classe dirigente del Sud di amministratori innovatori, che di fatto  sta  innescando un cambiamento culturale, strategico,  organizzativo  e contabile (anche se in maniera frammentaria, discontinua, disorganica, sperimentale) che hanno riflessi diretti  sul piano contabile, integrando e riempendo di contenuti accessibili ai molti, ai cittadini, in maniera semplice e comprensibile le fasi e i processi di rendicontazione sociale non altrimenti desumibili dai tradizionali documenti contabili (e a farlo, sono state Amministrazioni che fino ad un anno fa non si erano mai cimentate con il Bilancio Sociale).

           

A percorrere la strada del Bilancio Sociale, vi  addirittura una gestione commissariale da parte di un Commissario Straordinario di nomina prefettizia , quella del  Comune di Messina, un caso davvero singolare poichŽ la gestione commissariale straordinaria,  spezza la catena  di senso dellĠattivitˆ amministrativa.

 Una situazione nella quale  a rendicontare e ricostruire la coerenza , il senso dellĠazione amministrativa con il  programma di mandato,  ( sviluppato da un organo elettivo sciolto non pi responsabile dellĠazione di governo e dei diversi  obiettivi strategici di un soggetto comunque  democraticamente legittimato a  rappresentare gli interessi dei cittadini elettori)  un   Commissario Straordinario  che sceglie cos“ la facoltˆ di rendicontare lĠoperato del Comune e gli scostamenti dagli obiettivi  definiti da altri, e non  pi rispondenti alle esigenze e alle attese dei cittadini.

Il quadro decritto offre una sorta di identikit degli  amministratori innovatori del Sud, ma  quali sono le criticitˆ ed i punti di debolezza (del perimetro della rendicontazione sociale) che si evincono dai documenti approvati e validati .

I Bilancio Sociale degli Enti Locali del Mezzogiorno, risultano essere caratterizzati da:

á       una diffusa episodicitˆ , discontinuitˆ dellĠattivitˆ rendicontata  in una successione temporale poco indicativa di un trend;

á       non sono presenti  indicatori di efficacia, efficienza, economicitˆ;

á       non risulta impiantata la contabilitˆ economico-patrimoniale;

á       non risulta sviluppato il controllo di gestione o addirittura mai impiantato;

á       documenti eccessivamente volti a massimizzare lĠeffetto annuncio;

á       scarsa attendibilitˆ dei dati;

á       scarsa autonomia  decisionale, finanziaria, organizzativa e funzionale rispetto agli iniziali obiettivi strategici  (pi evidente per il Comune di Messina);

á       scarsa unitarietˆ interna dei processi gestionali nellĠambito delle singole aree;

á       scarsa integrazione interna di natura funzionale e sistemica  fra organi politici e amministrativi;

á       difficile comparabilitˆ temporale con bilanci di altri enti ( che sarˆ possibile solo tra qualche anno);

á       insufficiente comprensibilitˆ, chiarezza, intelligibilitˆ (Comune di Capo DĠOrlando);

á       scarsa significativitˆ, tempestivitˆ e rilevanza;

á       non sono rappresentate in maniera chiara, o non rappresentate, le principali partecipazioni in enti e societˆ delle Amministrazioni che hanno redatto il Bilancio Sociale;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Sfide ed opportunitˆ di sviluppo del Bilancio Sociale negli Enti Locali del Sud

 

La materia della rendicontazione sociale  divenuto un tema centrale del dibattito attuale degli ultimi anni,   stata affrontata dagli studiosi  secondo alcune logiche a carattere parziale, e cio su come si costruisce il bilancio sociale, sulla definizione dei principi di redazione, sulla catena di senso dellĠattivitˆ amministrativa da seguire, non indagando invece   sul soggetto e/o i soggetti (chi?) tenuti ad essere socialmente responsabili e a validare il Bilancio Sociale; su  quanti sono i cittadini che in maniera ripetuta, continuata, non episodica sono messi a conoscenza dellĠazione e dei risultati conseguiti dallĠAmministrazione.

 

 

Vista lĠimpossibilitˆ di analizzare tutti gli ottomilacentouno comuni dĠItalia, le Province e le Regioni,  stato ristretto  lĠoggetto dellĠindagine  ad una popolazione rappresentativa ad  un campione dĠindagine statistico significativo, secondo il  criterio di densitˆ demografica, riclassificando in ordine decrescente in base al numero di abitanti, i primi cento comuni dĠItalia e in ordine crescente gli ultimi cento comuni dĠItalia per numero di abitanti (prendendo a riferimento il limite minimo ed il limite massimo dellĠintorno scelto, secondo gli unici dati disponibili - i dati del censimento 2001) pari al 3% del totale dei comuni in Italia.

 

Di seguito si riporta la tabella 1,  con lĠindicazione del numero di Province e il numero di Comuni ripartiti per ciascuna Regione. Nelle pagine successive si riporta il dettaglio del numero di Comuni per ciascuna provincia italiana (Tabelle 2 e 3)

 (Nota: Le sigle delle province italiane sono 110, ma la Valle d'Aosta non ha ufficialmente province e le corrispondenti funzioni amministrative sono svolte dall'ente Regione Valle d'Aosta)

 

TAB.1

REGIONE

n. di PROVINCE

n. di COMUNI

1 Abruzzo

4

305

2 Basilicata

2

131

3 Calabria

5

409

4 Campania

5

551

5 Emilia-Romagna

9

341

6 Friuli-Venezia Giulia

4

219

7 Lazio

5

378

8 Liguria

4

235

9 Lombardia

12

1546

10 Marche

5

246

11 Molise

2

136

12 Piemonte

8

1206

13 Puglia

6

258

14 Sardegna

8

377

15 Sicilia

9

390

16 Toscana

10

287

17 Trentino-Alto Adige

2

339

18 Umbria

2

92

19 Valle d'Aosta

74

74

20 Veneto

7

581

TOTALE

109

8101

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abruzzo

¤    Provincia dell'Aquila (108 comuni)

¤    Provincia di Chieti (104 comuni)

¤    Provincia di Pescara (46 comuni)

¤    Provincia di Teramo (47 comuni)

Basilicata

¤    Provincia di Matera (31 comuni)

¤    Provincia di Potenza (100 comuni)

Calabria

¤    Provincia di Catanzaro (80 comuni)

¤    Provincia di Cosenza (155 comuni)

¤    Provincia di Crotone (27 comuni)

¤    Provincia di Reggio Calabria (97 comuni)

¤    Provincia di Vibo Valentia (50 comuni)

Campania

¤    Provincia di Avellino (119 comuni)

¤    Provincia di Benevento (78 comuni)

¤    Provincia di Caserta (104 comuni)

¤    Provincia di Napoli (92 comuni)

¤    Provincia di Salerno (158 comuni)

Emilia-Romagna  

¤    Provincia di Bologna (60 comuni)

¤    Provincia di Ferrara (26 comuni)

¤    Provincia di Forl“-Cesena (30 comuni)

¤    Provincia di Modena (47 comuni)

¤    Provincia di Parma (47 comuni)

¤    Provincia di Piacenza (48 comuni)

¤    Provincia di Ravenna (18 comuni)

¤    Provincia di Reggio nell'Emilia (45 comuni)

¤    Provincia di Rimini (20 comuni)

Friuli-Venezia Giulia

¤    Provincia di Gorizia (25 comuni)

¤    Provincia di Pordenone (51 comuni)

¤    Provincia di Trieste (6 comuni)

¤    Provincia di Udine (137 comuni)

Lazio

¤    Provincia di Frosinone (91 comuni)

¤    Provincia di Latina (33 comuni)

¤    Provincia di Rieti (73 comuni)

¤    Provincia di Roma (121 comuni)

¤    Provincia di Viterbo (60 comuni)

Liguria

¤    Provincia di Genova (67 comuni)

¤    Provincia di Imperia (68 comuni)

¤    Provincia della Spezia (32 comuni)

¤    Provincia di Savona (69 comuni)

Lombardia

¤    Provincia di Bergamo (244 comuni)

¤    Provincia di Brescia (206 comuni)

¤    Provincia di Como (163 comuni)

¤    Provincia di Cremona (115 comuni)

¤    Provincia di Lecco (90 comuni)

¤    Provincia di Lodi (61 comuni)

¤    Provincia di Mantova (70 comuni)

¤    Provincia di Milano (189 comuni)

¤    Provincia di Monza e della Brianza (istituita con legge 11/06/2004, n. 146, pubblicata in G.U. n. 138 del 15/06/2004)

¤    Provincia di Pavia (190 comuni)

¤    Provincia di Sondrio (78 comuni)

¤    Provincia di Varese (141 comuni)

Marche

¤    Provincia di Ancona (49 comuni)

¤    Provincia di Ascoli Piceno (73 comuni)

¤    Provincia di Fermo (istituita con legge 11/06/2004, n. 147, pubblicata in G.U. n. 138 del 15/06/2004)

¤    Provincia di Macerata (57 comuni)

¤    Provincia di Pesaro e Urbino (67 comuni)

Molise

¤    Provincia di Campobasso (84 comuni)

¤    Provincia di Isernia (52 comuni)

Piemonte

¤    Provincia di Alessandria (190 comuni)

¤    Provincia di Asti (118 comuni)

¤    Provincia di Biella (82 comuni)

¤    Provincia di Cuneo (250 comuni)

¤    Provincia di Novara (88 comuni)

¤    Provincia di Torino (315 comuni)

¤    Provincia del Verbano Cusio Ossola (77 comuni)

¤    Provincia di Vercelli (86 comuni)

Puglia

¤    Provincia di Bari (48 comuni)

¤    Provincia di Barletta-Andria-Trani (istituita con legge 11/06/2004, n. 148, pubblicata in G.U. n. 138 del 15/06/2004)

¤    Provincia di Brindisi (20 comuni)

¤    Provincia di Foggia (64 comuni)

¤    Provincia di Lecce (97 comuni)

¤    Provincia di Taranto (29 comuni)

Sardegna

¤    Provincia di Cagliari (60 comuni)

¤    Provincia di Carbonia-Iglesias (23 comuni)

¤    Provincia del Medio Campidano (28 comuni)

¤    Provincia di Nuoro (73 comuni)

¤    Provincia dell'Ogliastra (26 comuni)

¤    Provincia di Olbia-Tempio (23 comuni)

¤    Provincia di Oristano (80 comuni)

¤    Provincia di Sassari (66 comuni)

Sicilia

¤    Provincia di Agrigento (43 comuni)

¤    Provincia di Caltanissetta (22 comuni)

¤    Provincia di Catania (58 comuni)

¤    Provincia di Enna (20 comuni)

¤    Provincia di Messina (108 comuni)

¤    Provincia di Palermo (82 comuni)

¤    Provincia di Ragusa (12 comuni)

¤    Provincia di Siracusa (21 comuni)

¤    Provincia di Trapani (24 comuni)

Toscana

¤    Provincia di Arezzo (39 comuni)

¤    Provincia di Firenze (44 comuni)

¤    Provincia di Grosseto (28 comuni)

¤    Provincia di Livorno (20 comuni)

¤    Provincia di Lucca (35 comuni)

¤    Provincia di Massa-Carrara (17 comuni)

¤    Provincia di Pisa (39 comuni)

¤    Provincia di Pistoia (22 comuni)

¤    Provincia di Prato (7 comuni)

¤    Provincia di Siena (36 comuni)

Trentino-Alto Adige

¤    Provincia autonoma di Bolzano (116 comuni)

¤    Provincia autonoma di Trento (223 comuni)

Umbria

¤    Provincia di Perugia (59 comuni)

¤    Provincia di Terni (33 comuni)

Valle d'Aosta

Nella regione non esistono province. Le funzioni provinciali vengono espletate dalla Regione Valle d'Aosta (74 comuni)

Veneto

¤    Provincia di Belluno (69 comuni)

¤    Provincia di Padova (104 comuni)

¤    Provincia di Rovigo (50 comuni)

¤    Provincia di Treviso (95 comuni)

¤    Provincia di Venezia (44 comuni)

¤    Provincia di Verona (98 comuni)

¤    Provincia di Vicenza (121 comuni)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 2

Primi 100 comuni italiani per abitanti

 

Si riporta di seguito la tabella con i primi cento comuni italiani per numero di abitanti, in ordine decrescente. Evidenziati in giallo i Comuni del sud del paese.

 (Dati ISTAT riferiti al censimento del 2001)

 

Pos.

Comune

Regione

Prov.

Abitanti

1

Roma

Lazio

RM

2.546.804

2

Milano

Lombardia

MI

1.256.211

3

Napoli

Campania

NA

1.004.500

4

Torino

Piemonte

TO

865.263

5

Palermo

Sicilia

PA

686.722

6

Genova

Liguria

GE

610.307

7

Bologna

Emilia Romagna

BO

371.217

8

Firenze

Toscana

FI

356.118

9

Bari

Puglia

BA

316.532

10

Catania

Sicilia

CT

313.110

11

Venezia

Veneto

VE

271.073

12

Verona

Veneto

VR

253.208

13

Messina

Sicilia

ME

252.026

14

Trieste

Friuli-Venezia Giulia

TS

211.184

15

Padova

Veneto

PD

204.870

16

Taranto

Puglia

TA

202.033

17

Brescia

Lombardia

BS

187.567

18

Reggio di Calabria

Calabria

RC

180.353

19

Modena

Emilia Romagna

MO

175.502

20

Prato

Toscana

PO

172.499

21

Cagliari

Sardegna

CA

164.249

22

Parma

Emilia Romagna

PR

163.457

23

Livorno

Toscana

LI

156.274

24

Foggia

Puglia

FG

155.203

25

Perugia

Umbria

PG

149.125

26

Reggio nell'Emilia

Emilia Romagna

RE

141.877

27

Salerno

Campania

SA

138.188

28

Ravenna

Emilia Romagna

RA

134.631

29

Ferrara

Emilia Romagna

FE

130.992

30

Rimini

Emilia Romagna

RN

128.656

31

Siracusa

Sicilia

SR

123.657

32

Sassari

Sardegna

SS

120.729

33

Monza

Lombardia

MI

120.204

34

Pescara

Abruzzo

PE

116.286

35

Bergamo

Lombardia

BG

113.143

36

Forl“

Emilia Romagna

FO

108.335

37

Latina

Lazio

LT

107.898

38

Vicenza

Veneto

VI

107.223

39

Terni

Umbria

TR

105.018

40

Trento

Trentino-Alto Adige

TN

104.946

41

Novara

Piemonte

NO

100.910

42

Ancona

Marche

AN

100.507

43

Giugliano in Campania

Campania

NA

97.999

44

Andria

Puglia

BA

95.653

45

Piacenza

Emilia Romagna

PC

95.594

46

Catanzaro

Calabria

CZ

95.251

47

Udine

Friuli-Venezia Giulia

UD

95.030

48

Bolzano

Trentino-Alto Adige

BZ

94.989

49

Barletta

Puglia

BA

92.094

50

Arezzo

Toscana

AR

91.589

51

La Spezia

Liguria

SP

91.391

52

Pesaro

Marche

PU

91.086

53

Cesena

Emilia Romagna

FC

90.948

54

Torre del Greco

Campania

NA

90.607

55

Pisa

Toscana

PI

89.694

56

Brindisi

Puglia

BR

89.081

57

Alessandria

Piemonte

AL

85.438

58

Pistoia

Toscana

PT

84.274

59

Lecce

Puglia

LE

83.303

60

Casoria

Campania

NA

81.888

61

Lucca

Toscana

LU

81.862

62

Varese

Lombardia

VA

80.511

63

Treviso

Veneto

TV

80.144

64

Sesto San Giovanni

Lombardia

MI

78.850

65

Pozzuoli

Campania

NA

78.754

66

Como

Lombardia

CO

78.680

67

Marsala

Sicilia

TP

77.784

68

Busto Arsizio

Lombardia

VA

75.916

69

Caserta

Campania

CE

75.208

70

Cosenza

Calabria

CS

72.998

71

Gela

Sicilia

CL

72.774

72

Cinisello Balsamo

Lombardia

MI

72.050

73

Asti

Piemonte

AT

71.276

74

Grosseto

Toscana

GR

71.263

75

Pavia

Lombardia

PV

71.214

76

Cremona

Lombardia

CR

70.887

77

Lamezia Terme

Calabria

CZ

70.501

78

Potenza

Basilicata

PZ

69.060

79

Ragusa

Sicilia

RG

68.956

80

L'Aquila

Abruzzo

AQ

68.503

81

Trapani

Sicilia

TP

68.346

82

Quartu Sant'Elena

Sardegna

CA

68.040

83

Guidonia Montecelio

Lazio

RM

67.516

84

Castellammare di Stabia

Campania

NA

66.929

85

Massa

Toscana

MS

66.769

86

Carrara

Toscana

MS

65.034

87

Imola

Emilia Romagna

BO

64.348

88

Altamura

Puglia

BA

64.167

89

Molfetta

Puglia

BA

62.546

90

Afragola

Campania

NA

62.319

91

Benevento

Campania

BN

61.791

92

Carpi

Emilia Romagna

MO

61.476

93

Caltanissetta

Sicilia

CL

61.438

94

Viareggio

Toscana

LU

61.103

95

Portici

Campania

NA

60.218

96

Crotone

Calabria

KR

60.010

97

Savona

Liguria

SV

59.907

98

Viterbo

Lazio

VT

59.308

99

Matera

Basilicata

MT

57.785

100

Manfredonia

Puglia

FG

57.704

 

 

TOTALE

 

17.608.461

 

 

TOTALE COMUNI del SUD

5.720.506

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAB. 3

 

Ultimi 100 comuni italiani per abitanti

 

Si riporta di seguito la tabella con gli ultimi cento comuni italiani per numero di abitanti, in ordine crescente. Evidenziati in giallo i Comuni del sud del paese.

 (Dati ISTAT riferiti al censimento del 2001)

 

Pos.

Comune

Regione

Prov.

Abitanti

1

Morterone

Lombardia

LC

33

2

Pedesina

Lombardia

SO

34

3

Menarola

Lombardia

SO

43

4

Moncenisio

Piemonte

TO

46

5

Cervatto

Piemonte

VC

49

6

Valmala

Piemonte

CN

56

7

Macra

Piemonte

CN

61

8

Ingria

Piemonte

TO

61

9

Briga Alta

Piemonte

CN

62

10

Maccastorna

Lombardia

LO

64

11

Torresina

Piemonte

CN

67

12

Rassa

Piemonte

VC

71

13

Villa Biscossi

Lombardia

PV

73

14

Carcoforo

Piemonte

VC

73

15

Massello

Piemonte

TO

74

16

Rima San Giuseppe

Piemonte

VC

76

17

Salza di Pinerolo

Piemonte

TO

78

18

Bergolo

Piemonte

CN

79

19

Ostana

Piemonte

CN

79

20

Igliano

Piemonte

CN

81

21

Ribordone

Piemonte

TO

84

22

Roascio

Piemonte

CN

85

23

Brumano

Lombardia

BG

86

24

Rosazza

Piemonte

BI

89

25

Sambuco

Piemonte

CN

89

26

La Magdeleine

Valle d'Aosta

AO

91

27

Canosio

Piemonte

CN

92

28

Chamois

Valle d'Aosta

AO

93

29

Sabbia

Piemonte

VC

93

30

Blello

Lombardia

BG

94

31

Castellania

Piemonte

AL

95

32

Carapelle Calvisio

Abruzzo

AQ

95

33

Rondanina

Liguria

GE

95

34

Baradili

Sardegna

OR

95

35

Balme

Piemonte

TO

97

36

Rocca de' Giorgi

Lombardia

PV

98

37

Piazzolo

Lombardia

BG

99

38

Marmora

Piemonte

CN

99

39

Cissone

Piemonte

CN

100

40

Balmuccia

Piemonte

VC

100

41

Mollia

Piemonte

VC

100

42

Argentera

Piemonte

CN

101

43

Oncino

Piemonte

CN

102

44

Selve Marcone

Piemonte

BI

103

45

Velezzo Lomellina

Lombardia

PV

103

46

Olmo Gentile

Piemonte

AT

104

47

Alto

Piemonte

CN

104

48

Celle di Macra

Piemonte

CN

105

49

Massimeno

Trentino-Alto Adige

TN

105

50

Cassiglio

Lombardia

BG

107

51

Montelapiano

Abruzzo

CH

107

52

Elva

Piemonte

CN

108

53

Stroppo

Piemonte

CN

108

54

Vignola-Falesina

Trentino-Alto Adige

TN

109

55

Meugliano

Piemonte

TO

109

56

Gifflenga

Piemonte

BI

111

57

Isasca

Piemonte

CN

111

58

Rhmes-Notre-Dame

Valle d'Aosta

AO

112

59

Collobiano

Piemonte

VC

113

60

Pila

Piemonte

VC

114

61

Pietraporzio

Piemonte

CN

115

62

Santo Stefano di Sessanio

Abruzzo

AQ

116

63

Spriana

Lombardia

SO

116

64

Castelmagno

Piemonte

CN

117

65

Aurano

Piemonte

VB

118

66

Carrega Ligure

Piemonte

AL

119

67

Bonvicino

Piemonte

CN

119

68

Cursolo-Orasso

Piemonte

VB

119

69

Malvicino

Piemonte

AL

121

70

Castelnuovo di Ceva

Piemonte

CN

121

71

Fascia

Liguria

GE

122

72

Montebello sul Sangro

Abruzzo

CH

125

73

Intragna

Piemonte

VB

125

74

Monasterolo Casotto

Piemonte

CN

126

75

Marcetelli

Lazio

RI

126

76

Gavazzana

Piemonte

AL

127

77

Monteleone Rocca Doria

Sardegna

SS

127

78

Valprato Soana

Piemonte

TO

127

79

Laghi

Veneto

VI

127

80

Armo

Liguria

IM

129

81

Perlo

Piemonte

CN

130

82

Castelverrino

Molise

IS

130

83

Calvignano

Lombardia

PV

130

84

Massimino

Liguria

SV

130

85

Sali Vercellese

Piemonte

VC

131

86

Berzano di Tortona

Piemonte

AL

132

87

Canevino

Lombardia

PV

132

88

Volpara

Lombardia

PV

132

89

San Giorgio Scarampi

Piemonte

AT

133

90

Caprauna

Piemonte

CN

133

91

Soglio

Piemonte

AT

135

92

Introzzo

Lombardia

LC

137

93

Bard

Valle d'Aosta

AO

139

94

Irma

Lombardia

BS

139

95

Acquacanina

Marche

MC

139

96

Trausella

Piemonte

TO

139

97

Vocca

Piemonte

VC

139

98

Montegrosso Pian Latte

Liguria

IM

140

99

Zerba

Emilia-Romagna

PC

140

100

Micigliano

Lazio

RI

140

 

 

TOTALE

 

10.407

 

 

TOTALE COMUNI del SUD

222

 

 

 

 

 

Come si evince dalle tabelle n.1, 2,3,  i primi cento comuni italiani classificati per numero di abitanti, rappresentano un campione particolarmente significativo avente ad oggetto ben 17.608.461 abitanti, pari a circa il 31% della popolazione italiana.

Le Amministrazioni del Sud appartenenti a questo campione, sono pari a   5.720.506 abitanti, rappresentanti  circa il 10% del totale della popolazione residente in Italia e a circa il 32% della popolazione totale del campione considerato.

 

Osservando e riclassificando i primi cento comuni per numero di abitanti, viene in evidenza che le uniche Amministrazioni (tra le prime dieci pi grandi) a non avere mai  sperimentato percorsi ed esperienze di rendicontazione sociale e del bilancio  sociale in particolare, sono due comuni del  Sud, Napoli e Bari.

 Tra le prime cento Amministrazioni, solo il 20% di queste ha predisposto un bilancio sociale (prescindendo dalla qualitˆ del documento) ,  rendendo conto a tre milioni di cittadini italiani ; e soltanto quattro Amministrazione sono del Sud: il Comune di Palermo, il Comune di Messina, il Comune di Siracusa, il Comune di Lecce, per un totale di 1.145.708 di cittadini informati sulle azioni e sulle policies messe in campo dalle proprie amministrazioni.

A rappresentare il dinamismo e lĠinteresse degli Enti Locali del Sud sui temi della rendicontazione sociale, va evidenziato che nellĠultimo anno  ben quattro Amministrazioni hanno avviato esperienze di Bilancio Sociale, difatti,  se lĠanalisi fosse stata condotta nel 2000, non avremo avuto nessuna esperienza o sperimentazione di rendicontazione sociale di Enti del Sud da rappresentare e/o indagare.

Occorre aggiungere alle quattro Amministrazione comunali le due Amministrazione provinciali (Trapani e Catania) le quali non sono riportate in tabella proprio in quanto amministrazioni provinciali e non comunali. Da notare come tre su quattro delle amministrazioni comunali che predispongono il bilancio sociale, e le due amministrazioni provinciali, sono amministrazioni della regione Sicilia.

LĠunica amministrazione comunale della Campania e del Sud, ad aver elaborato forme di rendicontazione sociale avente ad oggetto un arco temporale significativo, pari alla durata dei due ultimi mandati amministrativi,  il Comune di Eboli, ed  proprio il caso di considerare, parafrasando il titolo del noto romanzo di Primo Levi, che il Bilancio Sociale nel Mezzogiorno sembra essersi fermato ad Eboli.

In Figura 3 le Amministrazione della Regione Sicilia che hanno predisposto e che stanno predisponendo (Provincia di Catania) il Bilancio Sociale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


ANNO 2005

 

 

Sicilia

 

Comune di Alcamo

Comune di Giarre

Comune di Messina

Comune di Palermo

Comune di Siracusa

Provincia di Trapani

Provincia di Catania

 

 

 

Rielaborazione

Fonte:Ò Dipartimento Funzione Pubblica- Programma  CantieriPAÓ

 

 

 

 

Tra le criticitˆ incontrate dalle Amministrazioni del Sud nella rendicontazione sociale delle scelte, delle azioni di governo, della distribuzione di risorse, del coinvolgimento di stakeholders, si  evidenziano, in particolare:

á       lĠincapacitˆ degli Enti ad offrire ai propri cittadini le informazioni necessarie alla misurazione dei livelli di valore aggiunto creati;

á        la scarsa attendibilitˆ dei dati, in mancanza dellĠimpianto del sistema informativo contabile ec-patrimoniale e del controllo  di gestione;

á       assenza di controllo sociale sullĠoperato amministrativo;

 

Tra le criticitˆ, a rivestire un area di indagine di notevole interesse, vi  quella del giudizio e del  controllo sociale, caratterizzata dalla  mancanza di  significative esperienze territoriali affini, da scarsi percorsi, e tentativi di rendicontazione sociale,  tali da evidenziare  lĠimpossibilitˆ da parte della societˆ civile di esercitare forme di controllo sociale, alla quale si lega in buona misura lĠaffermazione della democrazia, rendendo operante il concetto di responsabilitˆ e circoscrivendo il male oscuro dellĠautoreferenzialitˆ[1] .

(Farneti G. e Pozzoli S. -2005, Il Bilancio Sociale di Mandato- Il ciclo integrato di strategia e controllo sociale, Ipsoa , Milano).

 

 

DallĠanalisi degli ultimi cento comuni dĠItalia per numero di abitanti, ordinati per ordine crescente, si evidenzia il fatto che sebbene precisi disposti normativi come la L. 150/2000, impongano lĠobbligo per le Amministrazioni di comunicare il proprio operato ai cittadini;  nessuno di questi comuni ha predisposto forme e avviato fasi di sperimentazione o di realizzazione neanche parziale di rendicontazione sociale o di bilancio sociale.

 

 Nessuno di questi  Enti ha infatti n predisposto Bilanci Sociali, ne tanto meno implementato il controllo di gestione o impiantato la contabilitˆ economico-patrimoniale. Sembra pertanto che il fine democratico della rendicontazione sociale, deve tenere conto anche dei costi da sostenere per la realizzazione dei processi e delle fasi della social accountability.

 

  Perci˜ sebbene gli abitanti di piccolissimi comuni, come Alto (104 abitanti) in provincia di Cuneo, paghino le tasse  contribuendo alla copertura e alla compartecipazione del gettito dei tributi, partecipando e sostenendo anche il welfare regionale e territoriale al pari   degli abitanti del Comune di Torino (che invece rende conto ai cittadini attraverso il Bilancio sociale anche delle particolari scelte tributarie impositive locali),  non sono messi nelle condizioni di conoscere in che modo la loro compartecipazione al gettito tributario del Comune sia servito per la copertura di quali servizi, a fronte di quali spese, per quali scelte dellĠAmministrazione.

 

Sarebbe pertanto opportuno , anche nei piccoli comuni ( dellĠintorno scelto), poter favorire attraverso il Bilancio Sociale, lo sviluppo di uno stile partecipativo in grado di costruire un rapporto di fiducia e di credibilitˆ con i cittadini (anche dei piccoli comuni), sulla base delle   missioni istituzionali, locali e territoriali, in una visione pi ampia, ampliando il perimetro della rendicontazione sociale ad un pi ampio perimetro geo-territoriale (Bilancio di Territorio o addirittura Bilancio Aggregato dei cento comuni  pi piccoli), rimuovendo lĠiniquitˆ e la disparitˆ di trattamento dei cittadini dei piccoli centri.

 

La rendicontazione sociale, riveste pertanto per gli Enti Locali del Mezzogiorno una fondamentale opportunitˆ di  sviluppo  per accrescere lĠinteresse e la partecipazione democratica da parte dei cittadini  nella costruzione di un giudizio e di un  controllo sociale  rispetto alle scelte, alle azioni, alle politiche operate dalle Amministrazioni locali; una leva strategica  di cambiamento e di innovazione dei modelli gestionali, dei processi decisionali, delle prassi organizzative e delle strategie  di rendicontazione delle azioni  della PA, capaci di rivitalizzare ed integrare  i tradizionali documenti contabili e le informazioni sulla gestione amministrativa rivenienti dai sistemi informativi, talvolta inadeguati, o parzialmente adeguati ad una rappresentazione chiara, attendibile, trasparente, dellĠandamento dellĠazione amministrativa.

 



[1] Farneti G. e Pozzoli S. -2005, Il Bilancio Sociale di Mandato- Il ciclo integrato di strategia e controllo sociale, Ipsoa , Milano.