Paolo
Di Gennaro
Plausibilit
e accuratezza settimo punto del pensiero di Weick per quanto riguarda la
costruzione del senso ovvero: making sense.
Oggi ci siamo imbattuti in
una spiegazione dove si esemplificava , pi o meno, il significato di questo
settimo punto , purtroppo non ho avuto il tempo di fare una riflessione anche
se accompagnato dalla mia perenne ignoranza, ma andiamo con ordine.
In
termini spiccioli possiamo definire la plausibilit come la praticit,il
mettere in relazione concetti, connettendoli cosi che venga creato un insieme
da interpretare nella sua totalit a scapito di unindeterminatezza causata
dalla presenza di tanti fattori non messi in relazione lun con laltro o
meglio lo stadio appena precedente alla creazione di un sistema quindi un
primo sguardo a quegli elementi che successivamente saranno connessi tra loro
a partire dalle loro funzioni.
A questo si opposto il termine
accuratezza, sottolineando , non linutilit anzi, ma enfatizzando che per la
creazione di senso ci sia bisogno, pi del primo che del secondo considerato
pi come ricerca specifica ed approfondita di UN determinato argomento; per
spiegarlo in termini pratici stato paragonato alla ricerca di s:
lintrospezione in opposizione alla ricerca delle connessioni del mondo
esterno.
Beh! se (premettendo sempre la mia ignoranza riguardo
largomento, senn chi facev stu master!) guardiamo allesempio di accuratezza
sha da fare una critica (in senso buono chiamiamolo quesito indiretto
forse meglio):
Il senso credo sia innanzitutto un argomento da meglio
definire nel senso che potrebbero esserci, pi significati da associare al
significante senso, es. ci pu essere un qualcosa che per me ha senso, ma per
altri no, quindi un senso pi soggettivo opposto ad un senso comune cio quel
quid che si avvicina il pi possibile alla media di significato che tutti danno
ad un concetto in particolare.
Si desume che senso soggettivo e senso
oggettivo possono non corrispondere, ma che fondamentale , per la costruzione
del secondo, un confronto con laltro ed un ottima conoscenza di s.
Come
la maggior parte di noi sa, pi si scava dentro s stessi pi il mondo pu
essere interpretato nel modo pi veritiero possibile ( e dico veritiero e non
vero), quindi se, conoscendosi meglio , migliore sar il modo col quale ci
transliamo nel metamodello altrui, ovvero negli schemi dellaltro, nei suoi
pre-giudizi, pi facile sar la nostra analisi dellindeterminatezza di cui
prima .
Vi chiederete, ma il punto qual ? Beh! secondo me lavorare
sullaccuratezza e ottenere nel contempo una meglio plausibilit J pu essere
una strada , nella quale nessuno dei due argomenti oggetto della mia
discussione prevalgono.
Fatto sta che labilit nel riuscirci, perch
far conciliare due facce della stessa medaglia non cosa da tutti i
giorni.
Questo solo un abbozzo, ma ci sono tanti termini e concetti da
approfondire anche e soprattutto con il confronto. Tutti i termini in grassetto
sono quelli che, a mio parere, hanno bisogno di una definita definizione
personale (scusate il gioco di parole) cosi che tutti noi possiamo mostrare un
senso soggettivo grazie al quale poter definire (costruendo un senso comune)
largomento di oggi cio : IL SENSO!
Buon master a tutti!
Maria
Antonietta Palma
A
proposito della lezione del Prof. Moretti credo sia opportuno dare qualche
nozione di sensemaking a coloro che non hanno mai avuto l'occasione di
"incontrare" questo concetto:
Weick definisce
sensemaking "i processi cognitivi attraverso cui i soggetti conferiscono
senso ai loro flussi di esperienza".
La tesi di Weick che il mondo
esterno non ha un senso intrinseco, ma sempre e soltanto il senso che noi gli
attribuiamo. Alla nostra mente arriva un flusso di esperienze caotico e
informe, ad esso noi diamo un ordine logico, una forma ovvero sistemiamo le
informazioni in mappe causali che a differenza di ci che ci perviene
dall'esterno hanno un ordine. Tali mappe influenzano il nostro comportamento
futuro e sono interrotte e modificate dall'afflusso di nuova esperienza
(sensemaking come processo continuo).
Per Weick il sensemaking non
differente dall'organizzare.
Credo che tale concetto sia
importante per l'obiettivo che dobbiamo insieme raggiungere: qualsiasi progetto
ci ritroveremo a seguire non sar niente di diverso dall'attribuire significato
e organizzare un flusso di esperienze acqusite nel nostro passato o in corso
d'opera.
P.S. chiedo scusa per aver sintetizzato Weick in due parole, ma
la circostanza lo richiedeva.
Paolo
Di Gennaro
Quindi
secondo ci che ho appreso dalle parole di Maria Antonietta Palma, il concetto
portante di sense making simile a quello che alcuni di noi hanno studiato in
certe materie sociologiche per quanto riguarda la costruzione di esperienze che
influenzano gli schemi
mentali i quali sono studiati anche per la
spiegazione dei cosiddetti pregiudizi etc. etc.
interessante vedere
che la costruzione del senso soggettivo dato all'ambiente esterno grazie al
nostro "mettere in ordine" in schemi
le esperienze vissute,
importante per la costruzione del secondo tipo di senso di cui parlavo, un
bel pensiero anche se da approfondire, ma ha le sue pecche perch affermare che
"Alla nostra mente arriva un flusso di esperienze caotico e informe, ad
esso noi diamo un ordine logico, una forma ovvero sistemiamo le informazioni in
mappe causali che a differenza di ci che ci perviene dall'esterno hanno un
ordine" in realt il mondo esterno ha un suo ordine ed una sua armonia che
noi non percepiamo poich non abbiamo schemi innati che ci aiutino a farlo
quindi lo vediamo come caotico, noi diamo un nostro senso all'ordine delle cose
diamo un nostro ordine perch "la verit risiede nell'uomo" ed ognuno
ne costruisce una propria,
e lo aiuta ad avvicinarsi sempre pi a quella
esterna. il tutto messo in relazione a teorie organizzative deve essere molto
affascinante, speriamo bene!
Maria
Antonietta Palma
Il
concetto di costruzione di senso di Weick si pone, nell'ambito delle teorie
dell'organizzazione, in contrapposizione a quelle teorie oggettivistiche che
assumono la cultura organizzativa come data nella realt esterna. La visione di
Weick puramente e radicalmente soggettivista per cui il mondo esterno ha si
un suo ordine e una sua armonia ma solo all'interno dei nostri processi di
creazione di senso.
Ci non significa negare l'esistenza del mondo
esterno che siamo noi stessi a creare e attivare l'ambiente che ci circonda in
base alle nostre mappe cognitive. Affermare che "il mondo esterno ha un
suo ordine ed una sua armonia che noi non percepiamo poich non abbiamo schemi
innati che ci aiutino a farlo" significherebbe ammetere che la realt
statica e indipendente dall'uomo e ci non si sposa affatto con la visione
soggettivista di Weick per il quale non esiste una realt esterna che abbia un
significato intrinseco.
Oriana
X
Maria Antonietta Palma grazie per i cenni su Weick, davvero utile per chi come
me decisamente a digiuno di sociologia; nel mio caso la sintesi servita
decisamente ad accendere la curiosit, e di certo appena trover il tempo
cercher di scoprirne un po' di pi.
X
Paolo Di Gennaro: mi fa davvero piacere che le poesie ti siano piaciute, ho
visto che hai aggiornato il profilo a parte un po' di cose che condivido
appieno, mi chiedevo come mai hai messo tra i libri preferiti il vecchio
testamento...scommetto che c' dietro q.ke assurda ragione...Ps. se ti viene in
mente q.ke poesia che ti ha segnato sul serio, la leggerei con piacere...PPs.
che intendi x rock (quali i gruppi preferiti)?
Maria
Antonietta Palma
Comunicare
la capacit che ognuno di noi ha di far conoscere agli altri (non soltanto
con le parole) la nostra esperienza, il nostro modo di agire, pensare, amare
ascoltare: VIVERE.
Comunicare non un processo unilaterale, attraverso
la comunicazione trasmettiamo il nostro mondo e allo stesso tempo ci rendiamo
coscienti del mondo altrui.
Comunicare vivere.
Paolo
Di Gennaro
Affermare
che "il mondo esterno ha un suo ordine ed una sua armonia che noi non
percepiamo poich non abbiamo schemi innati che ci aiutino a farlo"
significherebbe ammettere che la realt statica e indipendente dall'uomo e
ci non si sposa affatto con la visione soggettivista", eheheh! se rileggi
bene non ho assolutamente dato priorit al mnndo esterno ne all'uomo, non ho
assolutamente voluto indirettamente affermare una staticit del mondo esterno;
avere ordine ed armonia l'opposto, l'armonia tutt'altro che staticit e
sempre una ricerca di equilibrio un muoversi, mi sembra che tu stia affermando
che al di l dell'uomo che da ordine non ci sia dinamismo, assolutamente l'uomo
parte di questa stessa armonia il problema non incentrarsi ne sull'uno ne
sull'altro non esiste priorit e se rileggi bene (forse sono io che non mi son
spiegato) io ho voluto enfatizzare la ricerca di s ho sottolineato
l'importanza dell'uomo ma ho anche sottolineato ci che non l'uomo e che
altro da s. rileggi bene un bacio.
x ory non ti preocc aggiorner
comincio ad accennarti una cosa pink floyd deep purple.
Maria
Antonietta Palma
Vi
propongo alcune curiosit sul concetto di Serendipity.
"Accadde
allo stesso Merton, che scopr serendipicamente la serendipity negli anni
Quaranta mentre sfogliava l'Oxford English Dictionary alla ricerca di una
qualche voce che iniziava per "se". Subito la riconobbe come
risolutiva per certi problemi affrontati nell'ambito della sociologia della
scienza, come quello delle weberiane conseguenze inattese delle azioni
intenzionali"
"Serendipity
un vocabolo coniato dallo scrittore inglese Horace Walpole (1717-1797) per
indicare la capacit di scoprire, in maniera del tutto casuale, qualcosa di
inatteso che non ha nulla a che vedere con quanto si stava cercando. L'origine
del nome si deve ad una leggenda, secondo la quale il sultano di Serendip
(antico nome arabo dell'isola di Ceylon), essendo partito in cerca di oro, dopo
aver attraversato monti e vallate con esito negativo, trov del t di ottima
qualit, che risult essere ben pi prezioso dell'oro"
"Merton
fa anche un vero scoop. Spiega come, rispetto all'asettico articolo di
cinquant'anni fa che valse il Nobel a Crick e Watson per la scoperta della
struttura a doppia elica del Dna, nei loro scritti successivi (compresi quelli
di James Watson appena usciti in Geni buoni, geni cattivi. Storia di una
passione per il Dna, Utet, pagg. 272, e 18,50) il racconto si fa molto meno
formare e molto pi serendipico.
Alla
scoperta della doppia elica non sarebbero mai arrivati se non fosse loro
capitato di condividere casualmente l'ufficio con un giovane chimico, Jerry
Donohue, che spieg a Watson che i manuali di chimica organica erano zeppi di
forme tautomere fortemente fuorvianti. Grazie a questa dritta furono in grado
di giungere alla loro grande scoperta."